—Tutti insieme, un ultimo sforzo! urlo io comandando la manovra con l’acqua alla pancia.

—Issaaa-ooh! Issaaa-ooh! Menghini, imballa il motore! Imballa! Imballa, per Dio!

Tre bambine capitombolano nell’acqua. La più piccola, dodicenne, scivola via travolta; ma un bersagliere si slancia e con una zampata la ripiglia e la solleva pel culo! E’ fuori sul greto: piange, ride, tra le pedate delle donne e dei soldati che su, su tirano finalmente fuori la mia 74. Vivaaaa! Vivaaaa!

Le rudi friulane ignorano la stanchezza; sono oramai centinaia, centinaia intorno alle blindate nere che guadano. Il sole, immaginoso pittore, si diverte a raddoppiare il rosso, il verde, il viola, lo scarlatto, il giallo canarino di quelle donne agili, rozze, quasi selvagge figlie del Meduna, sorelle di quelle acque selvagge e capricciose; ma felici di tradirle per salvare i forti motori metallici, aggressivi che le hanno innamorate. Strepitano di rabbia maschia i motori col tempestoso martellare degli stantuffi e gli scoppi dei brrronchi e il catarro prrrorompente in vapore, irritatissimi di dovere a delle donne e alle loro fragili liquide braccia, la liberazione. Comprendono a mala pena, i motori, che mitraglieri e bersaglieri non bastano; occorrono donne astute per vincere le astuzie femminili della ghiaia, maledetta donna femmina femminile che minaccia ogni slancio maschio rigido e veloce.

Il sole ha genialmente composto il quadro. Sulla lunga fascia azzurra d’acqua che lo attraversa orizzontalmente sei blindate nere, ognuna con la sua ghirlanda convulsa di donne colorate. Tra blindata e blindata perpendicolarmente sei arabeschi lunghi di biciclette, penne di gallo e fucili arruffati simili a lunghi reticolati in moto. La simmetria è rotta, nell’alto del quadro a destra, dalla vetturetta del capitano Raby, strano canotto nell’acqua verde.

A sinistra nel basso del quadro l’ultima blindata sembra un sottomarino emerso col suo chiosco-torretta. Vicino a questo un autocarro sembra un veliero capovolto.

Il quadro è anche sonoro poichè ecco la sua polifonia tocca l’apice di tutti gli acuti in un Vivaaaaaaaaaaaaaa!


Poi silenzio. Pochi minuti, le friulane, sedute sulla riva conquistata, si riposano contemplando. Appena la gioia pazza è sedata, di nuovo in macchina verso un suono strano gemente, umano e non umano, profondo e aereo, inesplicabile, venuto di lontano di sotto terra o dal cielo, il suono mi fruga nel petto, cerca, cerca, trova e mi pugnala il cuore di una dolcezza straziante acutissima... Sole! sole!

Sole! Sole! Sole! che galoppi nell’incalcolabilmente vasto e desolato letto del Meduna, gridami, spiegami, quale nuova polpa di gioia hai preparato davanti a noi, dietro l’altissima muraglia fulgente del cielo tuo?