La mia passione parla così nella velocità amorosa della mia blindata 74 che attraversa correndo i villaggi e le loro schiumanti ondate di grida, braccia, fiori, campane agitate.

—Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Dan dan dan.

Ti prendo, ti prendo, ti prendo, Italia! E sono geloso di te, geloso! Tutti ti amano, tutti ti amano, tutti ti vogliono! Io ti voglio per me! I miei soldati hanno strani visi pieghettati arsi da un forsennato desiderio di te! Sento l’acciaio di queste pareti bruciare di voluttà per te! L’occhio orizzontale di questa mia 74 d’acciaio già si muta nel delirio in una calda bocca dalle potenti labbra affamate di te! Stride e strilla tutta la mia blindata! Ha un tono quasi brutale! Non sa più contenere la sua follia per te!

—Sono io, son io che ti bacio! urrrla la mia blindata 74—Sono io che ti bacio! Io sono la bocca d’acciaio veloce che scivola sulle morbide colline del tuo seno, sulle ben tornite montagne delle tue spalle, baciandoti tutta, avidamente, con lussuria! Sono io che ti bevo e mangio tutta di baci minutissimi rapidissimi, Italia mia, donna-terra saporita, madre-amante, sorella-figlia, maestra d’ogni progresso e perfezione, poliamorosa - incestuosa, santa - infernale - divina!

In sogno ho ascoltato queste stridenti parole d’amore della mia blindata. Ma bruscamente morso dalla gelosia urlo:

—Via! Basta! non facciamo scherzi! Non ti permetto queste libertà! E’ mia, è mia, comprendi? E’ tutta mia, l’Italia bella! E’ da tempo, da tempo, da tempo che l’amo, d’un amore preciso - confuso, eterno - istantaneo! Profondo amore spiritualissimo, religioso! Un amore in ginocchio, prosternato e insieme un amore sensuale tutto morsi, baci graffi carezze rudi! Un amore che s’infittisce e s’insuccolenta, ghiotto, ghiotto nell’Italianissimo sugo d’un buon piatto di spaghetti alle vongole napoletano! Tu non sai cosa vuol dire assaporare con mille labbra l’Italia nel giallo risotto alla Milanese e nel polisaporico minestrone! Dopo lungo girovagare di lingua e di palato fra le plagiarie insipide culinarie estere, godere un piatto italiano! Ah, ah! Questo è un amore senza confine ed ha le smisurate minuziose e chilometriche voluttà del sole quando in Agosto possiede la Terra!...

Ed anche la girante oleosa carezza d’un battello a vapore che beatamente prende in giro colla sua scia l’isola di Capri, mammella della Terra, emersa dalla tenerezza lunare come da una serica camicia ideale!

Non bisticciamoci, mia cara 74! Non sei una bocca! Tu sei l’alcova d’acciaio veloce, creata per ricevere il corpo nudo della mia Italia nuda, che ora, con grazia, per i graziosissimi piedi trascino dentro, dentro, dentro di te! E’ già dentro, e fra le mie braccia!

I villaggi salutano il mio amore irruente, eloquente, e vittorioso.

—Vivaaaa! Vivaaaa! l’Italiaaaa! Dan dan dan. Han ragione quei villaggi di acclamare, elogiare la mia amante divina! Tanto bella così, assopita! Ma un po’ stanca per i troppi baci e le carezze accanite! Giovane, fresca, come prima della schiavitù. Languidamente ha concesso il suo corpo al massaggio sapiente della nostra offensiva. Abbiamo subito ottenuto la rimozione delle piccole rughe che deturpavano i suoi fianchi. Le nostre ruote ora premono come pollici veloci sulla sua pelle ancora un po’ insensibilizzata da un anno di nefasta cocaina. Il massaggio fu in un primo tempo feroce. A cannonate, sì, a cannonate praticammo nella palpebra destra istriana il taglio d’una piega sovrabbondante di tessuto, poi ricucimmo i margini della ferita con punti fitti e sottilissimi di spie.