L’Italia porterà gli occhiali affumicati per qualche anno, poi la cicatrice rossastra sopra e sotto la palpebra sparirà. Per affrettare, un colpo di pastello e di legislazione geniale. Intorno alla bocca che ha nome Piave vi fu gran fervore di lavoro. Con un bombardamento sul labbro superiore, Caviglia massaggiatore esperto, incise e asportò triangoli di tessuto carnoso nel punto di congiunzione tra il labbro e il naso: Vittorio Veneto. Questo massaggio non soltanto restaurò, ma abbellì. Fu così aumentata la potenza espressiva della bocca Piave.
Tirammo a pulimento e riducemmo a forma rettilinea colline rincagnate. Colle mitragliatrici, fra poco, faremo abbondanti iniezioni per correggere le depressioni della linea frontale. Il piombo iniettato si trasformerà in tessuto connettivo. Livelleremo gli incavi e le depressioni morali del bel collo pieno di volontà. Tramuteremo il mento, un po’ molle, in mento pronunciato, volitivo audace insieme e piacevole. Ora la squadra ci aiuta cannoneggiando incisioni nelle regioni capellute sopra gli orecchi - golfi Adriatici.
Presto, presto, si spianino a cannonate le rughe frontali scavate dal dolore. Un colpo di lancetta qui, uno strofinamento di ruote là, e sarà compiuto il perfezionamento dei suoi connotati femminili. Voglio ridare al viso della mia Italia la tinta dei cieli di Sicilia. Già mi scivolano fra le mani gli aliti africani usi a fasciare i fianchi dell’Etna. Ho anche a mia disposizione questo morbido cielo, panno impregnato di soavità misteriose... Non sono forse io il padrone assoluto di questo universo diventato per me un prodigioso Istituto di bellezza? A 50 o 60 chilometri sulla mia destra posso prendere il mare, morbidissima spugna azzurra inzuppata di lozioni orientali. Ecco col mare-spugna azzurro cancello le lividure e le arsure del viso dell’Italia che riprende la freschezza saporosa della gioventù. Poi l’accarezzo con questo cielo di panno imbevuto d’Oriente illanguidito. Il viso si assopisce.
—Menghini, come va il motore?
—Senta, signor tenente; canta come un flauto. Tuvvvvvvvv Tuvvvvvv vrrrrrr vrrrrrrr.
Il motore aveva come me sete, sete, dopo tanta passione bruciante.
Fiuto la maestosa, freschissima bevanda saporosa d’azzurro: il Tagliamento! Se il ponte del Torrente Arzino è ancora in piedi saremo presto al Tagliamento. Presto, giù per le discese a zig-zag e nelle grandi S temerarie della strada, correva la mia 74 girando intorno alle colline sempre più aspre e rocciose che prendevano arie di montagne imprevedute con roccioni strapiombanti, svolte, svolte, e svolte.
Ad una spasmodica velocità, come il sangue corre nelle vene, correvamo nelle vene dell’Italia, su e giù per i suoi muscoli saldi. Era fuori di noi l’Italia, ed era anche nella blindata, addormentata fra le mie braccia, col suo placido respiro melodioso. Tuvvvvv Tuvvvv....
XXIV.
UN PARTO IN BLINDATA
In volata coi bersaglieri ciclisti che corrono a destra e a sinistra delle blindate sentiamo tutti che s’avvicina per noi l’ora di un urto violentissimo col nemico. Sentiamo che sull’Arzino e sul Tagliamento gli Austriaci ci sbarreranno la strada di Stazione per la Carnia, tentando così di impedire la cattura d’un’armata di circa 50.000 uomini e relativo carreggio cavalli e bestiame in marcia da Gemona verso il corridoio di Chiusaforte e Tarvis.