A destra e a sinistra i ciclisti sono tutti calati giù nei fossi, e riparandosi dietro le biciclette e i paracarri rispondono con una fucileria violenta alle mitragliatrici austriache. Siamo sulla curva della strada, fra le case di Flagonia spaziate sulla riva dell’Arzino. Il ponte è saltato. Ne vedo i due segmenti crollati giù nell’acqua fresca, argentea, azzurra, placida, che scorre col suo mormorio pacifico.

gggggg ssssss gggggg.

Breve pausa di silenzio. Feroci grandinano tempestano le mitragliatrici austriache. Due, quattro, sei. Sono almeno sei. Ci bersagliano dall’altra riva, che è montagnosa e ci domina.

ta-ta-ta-tatatatata tatatatata

giaaaaa giaaa giaaaa di echi

pic pac pam pam paac

giaaaa vuluit vrit vrit.

Il colonnello De Ambrosis ritto accanto alla sua motocicletta; bell’uomo forte, muscoloso, testa rude, con una serra multicolore di medaglie sul petto, alza il braccio sventolando la mano.

I suoi bersaglieri hanno capito. Agilmente si squagliano giù dalla strada per le scarpate cosicchè avanziamo soli noi sulla riva dell’Arzino. Autoblindate tutte chiuse ognuna con le due mitragliatrici che sputano fuoco rabbioso fuor dalla cupola fasciata di bianco, rosso, e verde.

Siamo sei piccoli forti neri d’acciaio, con vibranti, rombanti bronchi metallici e catarro inesauribile. La mia 74 è giunta davanti al ponte crollato. Vedo a cento metri sulla destra e sulla sinistra del ponte ricomparire i bersaglieri ciclisti che guadano in ordine sparso l’Arzino. Ognuno corre colla sua bicicletta a mano, per dieci, venti metri, poi si appiatta dietro un masso, nell’acqua e fa fuoco. Stupidamente le mitragliatrici austriache non si curano di loro, accanendosi tutte contro di noi, con ruvidissimi sventagliamenti e feroci spazzolate di proiettili sulle nostre blindature che tintinnano. Miagolii delle giunture. Nitriti dei parafanghi colpiti.