—Fa attenzione, Menghini! C’è benzina? Per carità, non possiamo più permetterci delle fermate. Via, via!
Entriamo in Somplago come una pugnalata di velocità. Il paesello è come spento, chiuso inchiavardato dal terrore, e cacciato sotto delle coltri di pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre virare, scansare. Quel carretto abbandonato! Quel pietrone! Quel cumulo di ghiaia! Gli ostacoli sono innumerevoli. Agilità anguillesca della mia blindata 74 che sfiora tutto senza agganciare. Io prego, supplico, imploro il motore perchè collabori senza posa. Basterebbe un po’ di grasso e un po’ di polvere di più! Ma il motore è fedele, pronto, obbediente e la sua quarta velocità è veramente alata, aerea, come se il vento prestasse alle ruote infiniti trampolini imbottiti di nuvole. Le 4 gomme sono sane, con gonfiezza utile, ma il loro ardore equatoriale s’è liberato qua e là della tela che a brandelli rumoreggia lugubremente contro i parafanghi. Rumore minaccioso poichè i brandelli delle gomme di dietro sbattono e sbandierano convulsivamente. La mia 74 sembra una donna che corra nella sua vestaglia svolazzante.
Due uomini gesticolanti sulla strada a 100 metri, non si scansano. Rallentiamo.
Sono due tenenti alpini, due di quei numerosi italiani sfuggiti alla cattura nella rotta di Caporetto e che vissero nelle caverne di queste montagne come belve e come briganti in guerriglia.
—Presto! mi gridano. Il ponte è in piedi ma lo faranno saltare fra pochi minuti! E’ già minato! A Tolmezzo ci sono due battaglioni austriaci che prendono il caffè.
—Lo berremo noi! risponde Menghini. Qui sono in casa mia, conosco anche i ciottoli.
Come un vincitore di circuiti, magistralmente Menghini prende le svolte pericolose senza rallentare. Le aggredisce con delle girate di volante audacissime, che si immensificano nel mio sogno come quelle dei volantisti celesti nel guidare i pianeti alle svolte immense e sfolgoranti della via Lattea. Non ha forse l’ampiezza maestosa della Via Lattea questo letto del Tagliamento che svolge davanti a noi i suoi meandri d’argento vivo, e le ramificazioni cerebrali dei suoi filoni azzurri-verdi? Correre, correre, correre! Gioia di correre come ragazzi su questo alto, spettacoloso balcone che la strada prolunga strapiombando a 50 m. d’altezza sul letto piatto immenso e le sue lunghe acque verdi coricate e i solchi caldi delle acque fuggite.
Occhieggiano le acque sonnolente e camminano come in sogno placidamente, mentre l’ansia esaspera, accende morde le mie ruote assetate di polvere, morde morde di rabbia bruciante la gomma arroventata, stringe strozza la collera dei gas irti dal desiderio. La strada tortuosa dinoccolata, fa 2 o 3 moine coi suoi ventagli di polvere accecante e ci svela finalmente il ponte di Tolmezzo. Menghini urla, urla:
—Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi! Il ponte è in piedi!
Sembra quasi impazzito. Le sue mani scuotono rabbiosamente il volante come per sradicarlo. L’afferro per il braccio, rudemente: