—Viva il nostro liberatore! Viva il liberatore di Tolmezzo! Viva l’Italia! Veniamo con lei ad Amaro! Gli Austriaci sono partiti 2 ore fa! Hanno detto che si sarebbero trincerati ad Amaro!...
A pochi metri scoppia un tumulto inesplicabile intorno a tre donne vestite di bianco.
Crollano ai miei piedi abbracciandomi le ginocchia.
—Signor tenente, ci salvi, ci salvi! Lei lo può dire, non siamo slave, non siamo austriache, siamo triestine! Quante sofferenze! Tutto un anno di torture!
Non ho tempo da perdere. Salto in macchina e mi apro la strada con la mia blindata nella folla vorticosa.
—Largo, largo, ci lascino passare!
Una vecchia è caduta davanti a noi e Menghini deve con scatto pronto virare per non arrotarla. Poi via per la strada d’Amaro sotto le alte, voluminose forze concentrate del Monte Festa. A un chilometro piombiamo su una colonna di carreggio.
—Giù Ghiandusso con me! Prendi due bombe e revolver. Tu, Locatelli, pronto alla mitragliatrice!
Poi di corsa con Ghiandusso verso il sergente ungherese che segue l’ultimo carro.
—Tutti giù! Arrendetevi! Volta i cavalli e indietro!