Il sergente, esita un attimo poi cede. Tutti gli uomini del carreggio sono disarmati.

—Indietro! grido. Via! Troverete a Tolmezzo la colonna di prigionieri.

Faccio fiutare al sergente il mio revolver e la mia bomba a mano, poi salto in blindata. Ho il corpo quasi tutto fuori dallo sportello aperto, il revolver in pugno. La strada sale e scende. Le prime case di Amaro. Sorpresa: una mitragliatrice spara da un bosco alto sulla destra! Contro chi spara, quella mitragliatrice austriaca? Non è austriaca. Vedo correr giù gli ormai famigliari nostri nomadi di Carnia. Urlano:

—Amaro è piena di austriaci, sono più di quattromila! Veniamo con voi! Abbiamo una mitragliatrice sulla montagna. Ora la portano giù!

Sulla prima piazzetta la mia blindata si ferma presa da una folla irruente. Non si muove più, come una nave stretta dai ghiacci. L’immagine mi è suggerita dalle enormi masse di crisantemi che le donne portano fra le braccia. Bocche squarciate dalla ressa delle parole. Bocche che balbettano incretinite. Mani che graffiano macchinalmente le vesti, mani alzate di vecchi che mi benedicono. Torrente di folla gioiosa che si gonfia fra le casette fragili. Sembrano beccheggiare le casette tanto pesano a prua e a poppa i balconi sovraccarichi di edera umana.

Verso il Sole, punto matematico del problema di guerra risolto, salgono le spirali delle respirazioni sibilanti e della polvere dorata. Salgono i coni dell’entusiasmo lanciati su steli invisibili dai nostri cuori fontanieri. Cozzano insieme le sfere volanti delle voci e i triangoli dei gridi fra le geometrie ubriache dei tetti che si sfasciano dalla gioia.

Un uomo cinquantenne dal viso rossastro, baffuto mi abbraccia per forza spiaccicandomi sulla bocca un bacio che non riesco a scansare. Dice con voce rotta:

—Ero alla finestra... quando ad un tratto ho visto arrivare la sua macchina sulla strada. Sono caduto in ginocchio, ho alzato le mani al cielo e ho gridato: L’Italia è qui! L’Italia è qui, Dio cane!

Cammino a fianco della blindata che avanza lentamente verso la piazza principale. Ho il revolver nella mano sinistra; e la mano destra nel tascapane pieno di bombe.

—Grazie, grazie, ma fate largo, largo!