Si alza furente; poi come preso dal delirio, tendendo i pugni ai prigionieri austriaci si scaglia e percuote nella faccia un maggiore austriaco. Questo non comprende, bestemmia, vuole difendersi, ma Menghini lo atterra mordendogli le braccia. Il groviglio rotea, strilla, contro la blindata dove la mia Zazà abbaia impaurita. Sopraggiungono i primi bersaglieri ciclisti a tutta velocità agitando gli elmetti piumati.
Scompiglio e marea fragorosa. Gli austriaci si sparpagliano. Zuffe, corpi che rotolano. Cacofonia di cento lingue diverse: italiana, tedesca, slovena, boema, russa, ungherese, ecc. Mi slancio col revolver in pugno fra quell’abbaiare di cani e riesco a fermare i nostri mitraglieri e bersaglieri inferociti.
Un motociclista infila come un proiettile il ponte e si ferma in mezzo a noi gridando:
Scoppio di urrà frenetici. Il mio cuore si rifiuta di accogliere questa gioia massacrante. Non è preparato a questo galoppo furente di notizie giganti. Faticosamente, dolorosamente, il mio cuore ingoia godendo ma sofffrendo come una gola lacerata. Sento gonfiarsi nel cielo un altro blocco di Felicità sovrumana. Blocco rotolante che precipita giù sui declivi delle nuvole per colpirmi in pieno petto. Ha un rumore battente come di mitragliatrice, ma allegro, allegro. Non è il ta ta ta ta micidiale, ma il top top top top delle grandi ispirate velocità. E’ una seconda motocicletta. La guida un sergente bersagliere, che rallenta, agitando col braccio sinistro il suo fez rosso, gli occhi schizzati fuori dall’entusiasmo:
—I nostri sono entrati a Trieste e a Trento!
Un impeto selvaggio mi scuote. Mi slancio, lo afferro pel braccio, e lo tengo fermo. Si ribella, quasi cade. Cado quasi con lui e la sua motocicletta.
—Se menti, ti brucio le cervella! gli urlo. Dimmi! Spiegami! Giurami! Che è vera, sicura, la notizia!
—Lo giuro, me lo ha ripetuto tre volte il generale in persona!
—Giura!