Questa è una terra diversa, rude e selvaggia e rimbombante di fragori più forti che le tempeste del cielo. Alzarono tutti e quattro il becco guardandoci con gli occhietti umani cerchiati di rosa.

—Raby, sono pronti! Guarda, hanno tutti capito! Vogliono tutti essere scelti. Quello lì si chiama Bianchetto. Quello Lulù. Ecco Pagiolin! Scegli Pagiolin! E’ il più forte, il più intelligente.

Pagiolin si lasciò prendere, felice, con un vuruuuuu vuruuuuu vuruuuuu melodiosissimo, di mano bagnata che freghi un giunco. Tre battevano la testa contro il legno della gabbia con furia invidiosa. Ma Pagiolin era veramente degno della nostra scelta.

Coricato nella mano aperta di Raby, bianco, snello, vivacissimo, ringraziava coi dolci occhietti umani cerchiati di rosa e offriva con languore femminile quasi impudico le zampette rossicce semivestite di soffici calzoncini di piume.

Un dischetto d’alluminio col numero 11 matricola e il numero 22 colombaia brillava sulla zampetta sinistra. Lo presi nelle due mani anch’io, e una tenerezza acuta, dolce, amara, mi portava quasi le lacrime agli occhi nel sentire battere con ritmo rapido quel piccolissimo cuore di bell’uccello veneto già ebbro di portare per le vie del cielo la grande parola Vittoria.

Raby scrisse su un foglietto:

«Truppe celeri, Stazione per la Carnia, 8ª squadriglia autoblindate hanno occupato stazione. Fermato e catturato due treni, truppe e comando 34ª divisione austriaca.—Immenso bottino e comandante Corpo d’Armata austriaco prigioniero.

Capitano Raby».

Il capitano introdusse il piccolo foglio in un tubetto di mezzo centimetro di diametro, lo chiuse introdusse il tubetto in un altro munito di due branchette di alluminio. Pagiolin si lascia torcere le due branchette che ecco stringono la sua zampetta destra.

—Guarda... mi dice Raby, i muscoli forti delle ali. Con qualsiasi vento, 60 chilometri all’ora! Il dischetto bilancia bene il peso del tubetto!