—Merci, merci! dice Rose Barn; Monsieur le curé nous a déjà donné a manger. Nous accepterons seulement une tasse de café. Io parlo un po’ italiano, male, molto male. Il conte parla bene come tutti gli alti ufficiali austriaci. Alla corte di Vienna si parlava molto l’italiano, specialmente ora con l’attuale imperatrice.

—Si parlava e si odiava l’italiano, dico io.

—Autrefois, monsieur le lieutenant! Oggi non si odia più. Tutto è finito per noi, dice Rose Barn.

E il colonnello aggiunge:

—Con loro, signori ufficiali, posso dire tutto. Io ho cominciato la guerra con grande entusiasmo. Comandavo uno squadrone di cavalleria al fronte russo, ma contro gli italiani non ho combattuto. Ho avuto per molto tempo il comando di una colonia agricola a Oppacchiasella. Conosco bene quei posti. Ho una proprietà vicino a Gorizia, venivo spesso in Italia. Non ho mai odiato gli italiani. La guerra è la guerra!

Il capitano Raby, dopo aver assaporato l’ultima cucchiaiata del suo minestrone, dice con lentezza piemontese:

—Non so se ci avete gratificato con molte cannonate sul Carso. Ad ogni modo io desidero ringraziarvi con un pezzo di maiale ben cucinato.

—Grazie, grazie, dice il conte Funk, troppo gentili. Non sapevo, non sapevo, veramente, in Austria non si sa quanto gli ufficiali italiani siano cortesi, umani, buoni.

—Non tutti, interrompe Rose Barn, non tutti... Ah! gli ufficiali dei bersaglieri ciclisti. Comme il sont durs, durs, durs!... Dieu! qu’ils sont durs!

Pienamente rinfrancata e sicura ormai delle sue labbra sorridenti e delle sue occhiate precise, la bella ebrea viennese racconta come furono catturati nella confusione del disarmo a Stazione per la Carnia. Il conte Funk aveva molti bagagli, probabilmente molti anche lei. Sento in Rose Barn la donna sempre armata di eleganza e che ad ogni costo ricostruisce le sue armi di seduzione. Essa racconta che gli ufficiali bersaglieri brutalmente spinsero lei e il colonnello lontano dal carro dei bagagli ormai perduti per sempre. Rose Barn è stupita di non aver potuto sedurre coi suoi sguardi quei vincitori violenti.