—Vede, signor colonnello, noi siamo qui vincitori e siamo anche i vostri padroni. Malgrado le finestre chiuse entra l’odore pestilenziale della vostra gigantesca disfatta. Io vi parlo con sincerità assoluta. Vedo che siete intelligente, preciserò il mio pensiero. La signorina Rose Barn seduta vicino a me non è certo vostra moglie. Credo sia la vostra amante. La chiamate vostra nipote, poco importa. Ad ogni modo è bellissima. Piace molto a me e piace ancor più al comandante l’ottava squadriglia che ha catturato tutto il vostro corpo d’armata. Ve lo ripeto. Mi piace molto.
Il conte Funk, colonnello austriaco, mi guarda con occhi spaventati e un sorriso stiracchiato:
—Vous voulez rire, vous voulez rire, monsieur le lieutenant!
—No, no, signor colonnello, non rido. La signorina Rose Barn che è una involontaria affascinatrice, non certo per tradire voi, anzi per ottenervi maggiori gentilezze nostre, ci promette con gli occhi (e certo manterrebbe!) delle notti d’amore straordinarie.
—Oh monsieur le lieutenant, vous voulez rire, vous voulez rire!
—Non rido, insisto su queste notti d’amore, che io intuisco veramente degne di noi vincitori.
Pausa avvocatesca. Poi un sorriso a Rose Barn che tiene gli occhi abbassati come una educanda felice e turbata:
—Sarebbero notti degne di noi vincitori se.... se... se non fossimo degli Italiani. Degli ufficiali austriaci che fossero questa sera nelle nostre condizioni, non mancherebbero di costringere la bella preda femminile tipo Rose Barn anche a viva forza, a ingoiarsi una purga di baci bavosi di vecchi generali e giovani ufficiali. Ma noi che siamo Italiani, signor colonnello, vi offriamo da pranzo e dopo l’eccellente caffè che avete sorbito non vi togliamo la vostra meravigliosa donna. E’ bellissima, ve lo ripeto, ma io ho goduto la notte passata nelle braccia di una donna divina, unica, che si chiama l’Italia!
Poi rivolgendomi con sorriso ironico, mellifluo a Rose Barn:
—I vostri baci che devono senza dubbio essere sapientissimi, mi sembrerebbero inevitabilmente insipidi quanto quelli di una prostituta. Voi, non lo siete. Coi vostri occhi pieni di capricci e fantasie dovete certamente desiderare un maschio come me, se non fosse altro insolito, che vi parla come mai certamente un maschio vi ha parlato. Ebbene, no! cara Rose Barn, io vincitore italiano non vi prenderò, pur potendovi prendere, pur sapendo che vi farei piacere. Prego anzi l’amico Raby di rinunciare anche lui alla bella notte sicura. E lei, caro colonnello, gradisca l’ospitalità di questa parrocchia italiana che le offre un prete poco austrofilo, e dorma questa notte in pace senza che la gelosia aumenti i gradi della sua febbre. Però io propongo ora una breve passeggiata per digerire il nostro pranzo. Vuole, signora, e lei, colonnello, venire con noi a fumare una buona sigaretta Macedonia? Prego anche lei! Sono migliori, sono migliori delle sigarette ungheresi. Così potremo fumando non asfissiarci nel passeggiare fra i rottami dell’impero austro-ungarico... ma dove sono i nostri cani! Nick, Kim, Zazà? Venite, esperti puzzicoltori! Tu Zazà in testa. Guidaci fra tanti affastellamenti di luridume insanguinato. Coi tuoi bau! bau! variati ci descriverai il tuo paesaggio d’odori.