—Male molto male! Siamo realmente avvelenati, avvelenati di chiaro di luna. Occorre immediatamente una sana furente bevanda di Velocità. Cento strade succhiate! Andiamo a Chiavari a tutta, tutta, tutta velocità. Sarà meglio di una corsa, un tuffo.
—Ah! ah! gridano tutti, ci sono però i passaggi a livello, carri, carrette, cani e marmocchi.
—Macchè! Tutto dorme ancora, scavalcheremo ogni ostacolo, saremo una ventata di ferro, proiettili, folgori, non lasceremo respirare il pericolo, strozzeremo la morte nel suo letto e capriolandole sopra le pizzicheremo i piedi senza morire!
Tutti in macchina. La mia 74 in testa. Padroneggio elasticamente il volante. La mia 74 ne gode. Corre, corre con lunghi brividi. Ronza il carburatore felice. Le candele sono eccezionalmente pulite. Ritmo perfetto. Martelli deliranti di precisione gioiosa. Sento nel cambio di velocità gli ingranaggi amoreggiare come labbra. Unirsi. Volere. Scorrere. Scattare. Forza vellutata. Velluto in delirio. Dolce aggressività delle ruote. Pneumatici danzanti aerei. Gas addomesticati disciplinatissimi, pronti a tutto, perchè si corra, corra, corra, corra un correre di corrente modulatissima oliata ebra di correre, quasi liquida e pur metallica, leggera e non di meno prensile. Docile alla strada ma come un maschio che imponendo sembra subire il ritmo della femmina beata. E’ beata di ricevermi la strada che si sbianca nei brividi delle prime luci spasimi sotto le ombre massicce delle montagne lungo l’ampio sussurrare del mare pieno di giochi di gatti bianchi che miagolando rincorrono a zampate, spruzzi di baffi rimbalzanti nel refe argenteo rapito alle vele della Luna. Correre, correre tuffandosi nella vegetazione nerissima.
Trapaniamo forse la midolla nera della notte?
Balza fuori la mia macchina. Oliatissima morbida mia carezza nel grembo di questa valle. La luce cresce come se colasse fuori dal mio motore cuore arroventato.
Ecco un altro tuffo nella penultima galleria... Interminabile... Mi pare di essere nel collo ebro, premuto, scoppiante di una smisurata bottiglia d’alcool. Il mio motore tira bene, bene. Esce, esce, escirà, deve escire! Sto sturando la bottiglia della valle lunga e nera con la pressione dei miei pneumatici-pollici che non cedono. Il cavaturaccioli è fortissimo! Forza! forza! Viene. Forza! Ecco!
Scatta in alto, il tappo rosso, Sole! Tutta la campagna colli, valli, mare spumeggia di luce bionda. Corriamo, scorriamo schiumeggiamo anche noi inaffiatissimi di rosso oro vaporante nel buon odore del caucciù che sa di pane caldo. Divino spettacolo allietatore. Il sole che fu un istante il tappo allegro ora diventa l’enorme faccia tonda e gonfia del bevitore. Faccia calda di metallo in fusione con sale, iodio, bromo, congestionata e gioviale.
Il Sole ha un nuvolone nero fumante fra i denti e lascia cadere giù il mare come una colata verde schiumeggiante di bava. Forte riflusso delle sue risate fragorose fra i pomodori degli orti e nel sangue dei nostri cuori che vincono definitivamente in salute i pomi d’oro delle Esperidi idiotissime sconfitte.