Dieee-tro-front! fulminei, senza oscillazione, torniti. Ripiegamenti sui tacchi a gradi, a gradi, che sembrano arpeggiati e modulati come una risacca dolce sulla ghiaia. Flessuosità del movimento che dà a tutta la compagnia una snellezza precisa di onda.
Zazà, eroica e molto umana, abbaia d’entusiasmo per dimostrare che tutti gli esseri vivi amano i ritmi marziali.
Una risacca d’applausi annuncia gli Americani. Entrano e si dispongono su tutto il diametro dell’arena. Si tolgono la giubba e incominciano una meravigliosa ginnastica con ondulazione di alte erbe sotto il vento e relativi morbidissimi solchi scavati che gradualmente si chiudono.
L’entusiasmo è ancora ufficioso. Il sole esige uno spettacolo di lotta ed ecco pesanti e colossali i nostri artiglieri di montagna al tiro della fune cogli Americani. Primo strappo d’assaggio. Secondo più deciso. Al terzo gli artiglieri d’un colpo sradicano gli americani radicati patriotticamente nel terreno.
Il prorompente grido di Viva l’Italia fa impazzire Zazà che abbaia alla feritoia della mia 74. La finta battaglia incomincia con cannoni da montagna, muli e compagnie di mitragliatrici ci chiudono la strada. Ma la squadriglia passa trionfante senza far male a nessuno sotto i grandi fragori, fragori, rrrombi, rrrombi, rrrombi delle finte cannonate dei forti genovesi.
In alto, il Sole, gattaccio d’angora dal pelo d’oro, si lecca i baffi d’oro pregustando l’immancabile massacro di gran parte di quei giovani muscolosi e sani che sanno ormai anch’essi verniciare i propri istinti sanguinarii con nuovi ideali.
Il 24 luglio la folla genovese si accalca sul piazzale di S. Benigno intorno alla nostra 8ª squadriglia di automitragliatrici blindate. Tutte infiorate. Ogni comandante di squadriglia è ritto in piedi a 3 metri di distanza dalla sua macchina. Sono stato incaricato dal colonnello di ringraziare con un discorso le signore genovesi che hanno organizzato la festa d’addio colmando di doni soldati e ufficiali partenti per il fronte. Meriggio infuocatissimo. Il porto di Genova è irto di raggi rimbalzanti poichè il sole infierisce sulle masse di carbone, pugnali brillanti.
I ventagli blu dell’alto mare non rinfrescano i nostri visi di bragia. L’esposizione di quadri e complessi plastici futuristi è stata accatastata alla rinfusa nel porto, col groviglio delle sue fasce coloratissime.
Flavia Steno parla in nome delle signore genovesi con sobria eloquenza, ma indugia troppo a descrivere le sofferenze eroiche e gli orrori della guerra che i miei soldati sono contenti di affrontare.