—Vi è un tiro di artiglieria infernale sulla nostra destra. Minaccia di accerchiamento. Bisogna ripiegare. Ritirata.
Le sue parole spaventate (da chi?) e i suoi gesti tragici sono di una comicità sublime in questo silenzio quasi assoluto che trasuda il bisbiglio degli uccelli negli alberi soffocati dal caldo quasi torrido di questa aurora d’agosto. Penso che se i reparti d’assalto colla cavalleria e le blindate s’infischiassero eroicamente di questo tiro d’artiglieria infernale non ci sarebbe proprio bisogno di ritirarsi. Tutto dunque dipende dall’accoglienza che noi faremo al signor Pericolo. Le manovre servono soltanto a stabilire qualche servizio logistico e a distribuire medaglie!
Ore tre del pomeriggio. Riprendo la manovra nella mia blindata tropicale. Innumerevoli errori. Il generale temeva quel punto fosse battuto dall’artiglieria. Non è così. Vi sono solo delle mitragliatrici. Due maggiori dichiarano che le mitragliatrici sono 12. Invece sono due. Constato una volta di più che la nostra razza è legata alla improvvisazione e alla realtà. Non crede negli esami preparatorii, non ama le finte, risolve tutto quando l’esame finale è decisivo.
Vado avanti colla mia blindata e un plotone di cavalleggeri appiedati, baionetta inastata. Mi seguono curvi in fila, defilandosi dietro la mia blindata che rincula con la poppa armata di tre mitragliatrici. In fondo la strada è sbarrata da 2 mitragliatrici coperte di fogliame. Un giudice di campo mi dichiara che non posso fare nulla. Io punto colle due mitragliatrici le due avversarie.
Un capitano dei bersaglieri ciclisti insorge.
—Guardi che le mie due mitragliatrici sono puntate e la strada è sbarrata.
Rispondo:
—Le mie sono puntate e blindate. E’ mezz’ora che io inseguo i suoi bersaglieri. Lei non ha avuto il tempo di fare lavori di sbarramento. Del resto mentre io la mitragliavo i miei uomini hanno tolto tutti gli sbarramenti.
—Non è possibile.
—Il giudice di campo deciderà.