Essa rimane la prova vivente che l’Italia se vuole può domani vincere anche il primato della moda Parigina. La Marchesa Casati è inoltre appassionata conoscitrice d’arte futurista, la difende e l’impone nella società romana. Sono meriti importanti che io particolarmente apprezzavo mentre l’Italia si valorizzava integralmente al fronte.

Suono al cancello della sua villa in via Piemonte. Il campanello fa subito accendere laggiù in fondo al giardino buio il lampadario della scala esterna. Paaak. Ripercussione magica in un ambiente predisposto agli stupori. La porta s’apre: servo negro bello in frak elegantissimo. Nell’atrio un odore chiesastico. Forse incenso? No. Piante marine. Profumo dolce, acre, selvatico che accentua la bianchezza carnale d’una statua mutilata nella penombra. Sono nella biblioteca a fondo oro vecchio: le lampade non rischiarano che i tappeti. Questi imbavagliano le voci del palazzo. Entra il servo negro. Mi tende un vassoio con due cok-tails. Se fossi vagneriano penserei ai due filtri d’Isotta. Prendo il mio, bevo: cok-tail eccellente, non troppo forte, fantasioso, tonico.

Ho nel sangue un ritmo africano sincopato e la ribalta accecante d’un caffè concerto.

Il negro scompare con l’altro cok-tail, secondo filtro per Lei!

Pausa. L’atmosfera ha delle intenzioni speciali. La turbo camminando su e giù. I miei scarponi enormi con speroni sono felici di stonare fra le delicatezze sornione delle luci striscianti.

Con un lampo-slancio entra Swift il levriere bianco che veloce si corica in tondo nella poltrona bianca, profonda. Ritmo freddo polare di calme astrazioni filosofiche. Swift sembra un cordame bianco per frenare le probabili vele di questa casa che naviga nel sogno.

Swift sembra anche un salvagente bianco.

Una larga cadenza musicale di profumi e fruscii annunzia il terzo ritmo: la bella Marchesa!

Saggia pazzia danzante aerea. La sua mano stesa. La sua voce chiara. Giovialità. Allegrezza d’alba primaverile. La prima impressione di naturalezza infantile centuplica i valori estetici della figura alta, agile, tagliente e pur flessuosa, inguainata e pure libera nel mantello di Paquin crespo di Cina nero con bordo infiorato di oro vecchio.

Non le vedo il viso poichè le lampade illuminano soltanto i tappeti.