Prima d’uscire la marchesa s’infila al dito mignolo uno strano anello che bilancia sospeso a tre catenelle un microscopico incensiere con un granello d’incenso fumante. Traversiamo una sala popolata da tre assiemi plastici di Boccioni in rissa con dei dinamismi violacei di Russolo e dei cicloni gialli di Balla.

Usciamo. L’automobile è veloce. Roma notturna: ruderi presi a rasoiate bianche dalle lampade elettriche.

La sala del Teatro dei Piccoli contiene molte russe agitate, zazzere pittoriche, occhiali passatisti di professori, signore romane magnetizzate dai titoli e dal cosmopolitismo, futuristi impazienti, veleni critici in bottiglia con la relativa testa da morto sopra, tutto il neutralismo elegante che si infischia della guerra continuando a mendicare un sorriso e un invito dalla principessa tale, dalla duchessa tal altra. Balordaggine snobistica, falsa intellettualità, smorfie pro e contro il futurismo.

Sono seduto fra la marchesa Casati e la principessa di Bassiano, americana gioviale semplice e intelligente.

Il pittore Besnard, illustre passatista, contende alla marchesa Casati una parte della curiosità bisbigliante.

Il quadro dei selvaggi enormi fantocci di legno a colori e forme sintetiche impone il silenzio. Aurora africana con balzi di colori. I mormorii di stupore fanno pensare alla musica degli insetti sulle paludi tropicali. Si soffoca dal caldo. Questo è accentuato da un’enorme selvaggia rossa che s’avanza sulla scena. Ha un petto-ventre quadrato che subitamente spalanca due sportelli e partorisce una piccola marionetta.

I bambini nella sala schiamazzano dalla gioia. Interrogo i figli della signora Giordana. Rispondono con entusiasmo che quelle marionette sono le più belle, le più vere, le più vive. Ora danzano incalzate dalla musica futurista di Malipiero, stramba, rude, originalissima. Il conte di S. Martino che mi stringe la mano calorosamente dichiara ad alta voce:

—Il vostro Depero ha molto ingegno. Non dimenticate, Marinetti, che io sono un futurista della prima ora, non rimorchiato. Ho assistito a tutte le vostre manifestazioni e ho sempre pensato che l’ingegno originale è tutto nel vostro gruppo futurista.

XII.
UNA FESTA NAPOLEONICA

La sera dopo sono nel salotto di Donna Maria Mazzoleni. Ho una grande stima e una viva simpatia per questa signora italiana che sa mirabilmente vestire d’ogni grazia e d’ogni eleganza una vita energica attivissima integralmente consacrata al patriottismo concreto e alla pratica filantropia. Spirito largo senza pregiudizi e con spiccate tendenze futuriste, Donna Maria Mazzoleni ha saputo fare del suo salotto il ritrovo delle persone più significative e più originali della capitale: diplomatici, poeti, artisti, musicisti, inventori, principi indiani, celebrità del teatro, inaspettatissimi prodotti umani dell’estremo oriente, ufficiali eroici, vincitori di record mondiali e bellissime signore.