Tipica frenesia balorda e grottesca delle signore spalmate di falsa aristocrazia, orgogliose tacchinescamente di trovarsi in un salotto alla moda select unico. Tutte un po’ seccate di trovarsi così numerose. Sarebbero raggianti di potere compiangere molte amiche assenti. Ma non avrebbero allora il piacere di vedere il loro privilegio notato da molte.

La maschera di cera di Napoleone assiste impassibile a questa nuova ritirata di Waterloo.

Tutto in vetrina, anche i gloriosi mutilati da festeggiare. Sono seduti immobili nelle poltrone rosso e oro del grande salone. Visi rudi cotti e riplasmati dalle carezze ferree corrosive delle rose granate. Visi scabri, tipici come il Carso. Pezzi di sole ancora fumanti e vibranti. Ora sono un po’ pacificati, ma vi passa sopra il brivido di una irritazione. Perla il sudore su quella fronte. Sentono il peso insopportabile di quel lusso sfarzoso ammucchiato con boria. Nei loro occhi oscilla l’anima tra le preoccupazioni di denaro e il piacere inusitato dei ricchi omaggi mondani. Intorno accaparranti fastidiosi tutti i brusii mormorii delle donne che vorrebbero essere materne e invece urtano sbadatamente tutti gli spigoli doloranti di quelle sensibilità troncate.

Silenzio! silenzio! Il celebre Battistini canterà una canzone napoletana.

Vola con grazia lentamente poi si slancia patetica in alto la grande voce del cantante meraviglioso, un po’ sciupata, ma piena ancora di magie. Si gonfia, si arrotonda, cerca di spalancare l’angoscia appassionata del golfo di Napoli, rompendo e travolgendo pareti, stoffe, soffitti di oro fuor dal bricabrac passatista, per toccare le vivide, fresche, elettriche stelle d’Italia che brillavano certo nella battaglia su quei soldati come su dinamo instancabili dalle scosse micidiali. Gli applausi e le approvazioni sventagliano mille idiozie ma hanno il rumore della risacca notturna sui Faraglioni tetri, eroici di Capri.

Ora si aggira, in mezzo ai busti, statue, statuette, il Bonaparte padrone di casa e direttore di questo immane esibizionismo d’intimità napoleoniche. Cortesissimo, pieno di grazie delicate, ma tozzo, stanco, grosse spalle finite, tirate giù dall’enorme tight verde-blu scuro e il cravattone quadrettato grigio-perla e blu.

Loulou Primoli ringrazia i suoi invitati con molti sorrisi nella faccia rossa un po’ cotta dai liquori, baffi grigi, gote gonfie, cascanti, occhi scuri sagaci d’antiquario.

Esco colla Marchesa Casati, felice di rivedere all’aperto la mia amica futurista in un’altra serra calda che abbia per soffitto l’arco caldo azzurro del cielo romano.

XIII.
I VELENI DEL GOLFO

Sono stanco di artifici e di snobismi esasperati. Bianca mi aspetta a Napoli!