Il giorno dopo alle due del pomeriggio appena entrato nello scompartimento soffocante sono preso da un’ansia inaspettata. Il treno è zeppo. Quasi tutti napoletani. Sono forse le loro voci cadenzate che mi spremono i nervi mutando completamente la mia sensibilità. Il mio cuore raddoppia i suoi battiti. Vorrei aprire la mia giubba grigio-verde per respirare, respirare il grande alito passionale del golfo. Ma è ancor lontano, molto lontano. Perchè non parte il treno? Sono pigiato sul mio sedile, ma non sento più nulla, tutto assorto nella visione interiore bruciante di Bianca. Dunque l’amo pazzamente? Forse. Sono strabiliato dalle bizzarrie della mia anima che porta con se in guerra ridendo e combattendo spensieratamente un amore sepolto, ma vivo ora scattante.
Il treno parte accelerando col suo ritmo il ritmo del mio cuore che s’avventa per frugare nei ricordi, precisare le sensazioni. Completamente isolato nel mio sogno, vedo Bianca, la sento!
Bionda, bionda, gracile, flessuosa con quei suoi occhi pieni d’oro verde, bellissimi occhi che ridono e bruciano sotto la capigliatura di scintille e polvere d’oro. Chissà se mi sarà possibile vederla un po’ a lungo a Napoli? Sua zia bisbetica e provinciale ha una franca antipatia per me. Ma Bianca saprà dovrà superare ogni difficoltà per vedermi!...
La risento nelle mie braccia come la prima volta in casa mia nel mio appartamento di Chiatamone 5 anni fa. Aveva un vestito leggerissimo, sembrava nuda. Io l’ubriacavo di poesia. In un attimo i miei baci travolsero ogni sua volontà. Scapigliata, languida, eccitatissima! Invocava un pettine per ravviarsi i capelli. Ricordo ancora di aver chiamato la mia cameriera Giulia che offrendomi il pettine mi spaventò col suo viso inferocito dalla gelosia.
Andammo a pranzare insieme. Pioveva. Bianca si abbandonava sul mio braccio felice della pioggia che ci isolava dal mondo. La marea d’una passione violenta mi portava sulle vette acute delle fantasie più suicide. Le dicevo:
—La mia vita è lì sulla tua bocca... tutta la vita in un tuo bacio!
Le proposi di partire per Sorrento. Non volle. Ma in carrozzella semi-aperta sentii che ogni sua difesa era vana. Tutte le forze della luce, dei profumi, dei suoni e dei rumori si coalizzano, impongono, esigono che ogni ritardo sia abolito. I baci nostri sono fitti, precipitati, affannosi. Sembrano incalzati dalla pioggia in una elettrica furia di vibrazioni. Scendiamo dalla carrozzella. Nel giardino le nudità pericolose troppo bianche delle statue sembrano uscite dal coito acre mordente schiaffeggiante di quel mare virile.
Convinco Bianca che docile viene dove voglio. Ansando come un ladro la guido per la mano nel buio della scala, poi nel buio appartamento, piego il suo corpo che trema sul letto nel buio, svestendola febbrilmente con le mie mani convulse che si sbagliano, strappano, strappano le ultime barriere davanti alla piena irruente della mia passione.
Bianca è quasi nuda. Non vuole la luce. Io esigo lo splendore illuminato di quel corpo ed eccolo finalmente tutto da baciare con mille elogi deliranti, carezze che frugano si arrampicano insistono divorano. Velocità d’incendio che nessuno potrà spegnere.
—Stiamo al buio, te ne prego...