Io rifaccio la luce. Ma lei implora:
—No! No! che scandalo! che scandalo! Sei cattivo! Caro, caro, mi piaci tanto! Mi piace il tuo temperamento impetuoso, ma Dio mio! non ti calmi mai! Fermati con questo tuo dinamismo!
Bianca ride.
Io rispondo:
—Dinamismo plastico!
Ridiamo insieme. Risate che sfumano nelle strette feroci dove le nostre anime si spremono.
—Ho paura, dice Bianca, penso che mi farai soffrire, terribilmente soffrire.
Si rituffa nell’incosciente abbandono, soffocando le sue grida sotto le ondate pesanti del piacere. Poi un tremito convulso l’assale. Mi ricordo che questo tremito non cessava più. Mormorava e implorava:
—Ho freddo, freddo, tanto freddo, riscaldami, amore!
Io la riprendo. Eccola beata, rapita, bambina. La sua anima alla deriva nuota come in una scia di bollore lunare. Con precisione ricordo i suoi piccoli strilli di spavento-pudore mentre girava cercando le sue vesti nella camera, nuda, minacciata dalla luce che io accendevo e spegnevo.