In realtà dove vanno a finire le ruote del mio cuore, lo sa il Padre Eterno!

Ma i vicoli splendono sgargianti infischiandosi degli areoplani. All’imbocco di questo vicolo il viscido argento profuso dei pesci fuor dalle casseforti sfasciate del mare. Più su, tutti i fatti di sangue dei pomodori e dei cocomeri. Venti passi più innanzi crollati giù e dormenti tre rosei volumi di grassi bambini pneumatici da réclame. A destra in vetrina la morbida materna bontà cedevole delle mozzarelle troppo femminili che godono il proprio fresco immacolato candore.

Bisogna bene passar la sera in un caffè concerto. Non potrò vedere Bianca prima di domani mattina. Nello schiamazzo luminoso della sala Umberto, canta una donna in gonnellino vermiglio, pallido visetto che suda sotto ciocche nerissime, pesanti. Occhiate di liquirizia. La canzone trascina voci e anime di spettatori.

Mamma dice
non devi morir
di malinconia;
c’è il biondino
che ti vuol bene.
Perchè aspettare?
sono sei mesi
che non scrive più
forse è morto.

A tutte le frasi sagge e interessate della madre il ritornello risponde con un’ondata grave, triste, ostinata, religiosa:

Voglio il mio amore
che vive in trincea,
voglio il mio amore
che aspetta e spera.
Voglio il mio amore
che alla sua bella,
che alla sua bella
ritornerà.

Sono preso anch’io dall’ondata e canto con tutto il pubblico come un canotto preso fra i ghiacci veloci di quelle buone bibite napoletane che la mia gola bocca bruciata, beve remando colla lingua. Dormo male con incubi e sobbalzi all’albergo S. Lucia. All’alba di nuovo in carrozza con un mio piano d’uomo geloso e sentimentale.

Sei e mezza. Fa fresco. La mia carrozzella è ferma in agguato. Vedo la porta di Bianca senza pericolo d’essere veduto.

Viene fuori la sferica mammelluta portinaia a vuotare le immondizie nel carretto dello spazzino.

Bianca sta al pianterreno: a tre metri dalla sua finestra una cassetta postale. Due bambini corpicini sparpagliati, gambe nude, passano toccando tutto. Si fermano estatici dinanzi a un fanale dipinto di fresco, verde. Lo toccano. Il portinaio di Bianca viene fuori a sbattere il tappeto dell’entrata, scopa la soglia, lucida gli ottoni della porta.