—Fra cinque minuti mi sporcherò, pensa l’ottone luccicando sotto le mani.

Bianca è in letto, dietro quelle griglie. Respira. La mia forza preme. La sua tentacola nelle coltri del sonno. E’ molto presto. Aspettiamo.

Tre bambine povere vanno a scuola, in nero, un fiocco rosso sui capelli. Si fermano. Si raccontano.

Una bambina dodicenne elegante in azzurro, bionda, precede a passi rapidi concisi di dovere—tac tac tac—la cameriera vecchia, rullante, sbrindellona, ciabatte.

La bambina sbuffa:

—Auf! che tartaruga, la Maria! lo dirò a mammà.

Un bambino di 6 anni fa trascinare il peso delle sue gambe da una giovane cameriera bruna che corre per non perdere l’appuntamento coll’amante. Ogni tanto la cameriera si tira su la giarrettiera.

E’ ancora presto. Molto tempo da aspettare.

Din din din campanello di chiesa. Rrrrrr di automobile catarroso in questa rimessa. Ne esce il meccanico, gabbano grasso, lurido, nerastro. Frescolino venato di tepori. Penso che quella cassetta postale comunica forse col letto di Bianca. Dal letto Bianca può impostare. Se da fuori io imposto una lettera, questa cadrà forse nel suo letto!...

Cip cip cip di uccelli. Un raggio duro lungo di sole si slancia giù dal cornicione di una casa, picchia il selciato e lo apre: calce e oro accecante.