La frusta del mio vetturino oscilla tra il mio naso e le griglie chiuse di Bianca che io fisso.

Il cocchiere gira intorno alla carrozzella, calmando il cavallo impaziente coi suoi: eheee eheee.

La targa di marmo che porta il nome della strada sembra chiudere colla forza di un suggello la via la casa e la vita-amore di Bianca.

Penso che nella penombra calda sudata della sua camera da letto ora entra la cameriera col cioccolatte. Calore, sudore, odore vanigliato acidulo fra i seni di Bianca. Si sente la bocca arida, si ravvia i capelli, domanda:

—La posta.

—Grazie.

Fuori strada in pendenza. Tutte le strade si inchinano sotto il peso del calore per versare gente giù nel Golfo. Strade che si tuffano nell’acqua fresca della sua voce che ricordo:

—Sono piccini, piccini, piccini i miei seni.

Il sole salta a piè pari giù dal cornicione con tutti i suoi pendagli e fiocchi di fuoco pesante. Piomba nella strada precisando burocraticamente le ombre.

Due postini con nella mano alzata un grosso pacco di dolori piaceri angosce. Ciriguée-guée di cancello che s’apre. Peso del sole sulla strada. Peso delle lettere nelle mani dei postini. Cameriere e portinaie corrono intorno ai due postini abbeveratoi che tengono alte chiuse le mani-rubinetti. Tac tac tac pac pac pac di passi.