Aspettiamo ancora, mentre il calore dilata sforza la strada. Attività delle mosche sulla groppa del cavallo, sventagliamento della coda autonoma.
La vita ancora triste tentennante si rinfranca a poco a poco. La strada che era vuota, vergine, sola sonnolenta e floscia, aveva dimenticato i passi umani.
Ora si svincola freme, scatta, si irrigidisce sotto le vite-passi che la pungono di volontà-speranza.
In quella finestra aperta una cameriera scopa, scopa, scopa da circa un’ora. Gran Dio come hanno sporcato la casa: la risporcheranno.
Un operaio porta un water-closet di porcellana al fianco. Una serva porta un pezzo di campagna verde sulla testa. Un altra ha fra le braccia un pezzo di battaglia sanguinosa e un pezzo di delitto rosso in una carta gialla. Un vecchio passa oscillando, calvo, sudato sotto un enorme vaso di palme, Oriente, viaggio.
Ad un tratto il sole mi trapana il cranio con un consiglio!
—Cosa fai, cretino? cosa aspetti? cosa sorvegli? Dà una mancia al portinaio e entra.
Il consiglio è ascoltato.
Alle 5 del pomeriggio io stringevo finalmente fra le braccia una prodigiosa felicità che mi riempiva la gola di dolci singhiozzi. Bianca era mia, mia, assolutamente mia come non era stata mai.