Dopo due ore di amore forsennato, atroce, lacerante, disperato, scendiamo languidi stanchi felici nella strada affocata per portare le nostre anime al mare che ha i lenti balsami le filosofiche brezze persuasive i lunghi sorrisi d’oro ridente e prezioso. Ondeggiamo nella carrozzella a Mergellina. Sera calda, gonfia di tutti gli odori agrodolci leziosi delle alghe. L’aria ha una tenerezza di carne sana spalmata di salsedine. Il promontorio di Posillipo sembra oscillare sulle sue palafitte di riflessi. Bevo nella bocca molle viva instancabile di Bianca tutto l’ardore contenuto il languore mortale e gli abbandoni del golfo profumato che si sdraia nella notte smisuratamente affettuosa, dove i soffi del vento si sollevano come coltri sudate.

Il mare azzurro tremante sospiroso, lecca la strada con mille appetiti minuti, mille fissità di luci, e mille luci scivolanti affaccendate.

Al largo la lastra del Golfo sembra un viso di donna estenuato, pallidissimo che aspetta, invoca esige, esige, la delizia suprema.

Sono esausto. Parlo a Bianca e il cuore mi crolla giù di rinuncia e sciolgo tutti i nodi della volontà, offro tutto me stesso alla vittoria dell’amore assoluto. Un demonio assurdo mi costringe ad avvilirmi, annientarmi. Forse ho troppo sofferto della pienezza esuberante di forze e della rigidità costrittrice. A Bianca regalo rutta la mia vita, l’amore l’amore!

Sono sincero?

Una voce interna urla: no! Ma è una voce che non riconosco, estranea, troppo simile a quella di quel venditore di cocomeri che vende nella ironia bianca dell’acetilene grandi cuori spaccati e freschi. Inesplicabilmente Bianca rifiuta con tono reciso. Sembra divenuta la mia stessa coscienza energica. Travasamento d’anime. Bianca è il futurista. Io sono il passatista sentimentale dai nervi lacerati che si aggrappa vuole la continuità, l’eternità, l’assoluto del cuore!

Bianca dice:

—Non ci vedremo forse mai più. Io sposerò lui. Vuoi sapere il suo nome? Si chiama Leone Paris, figlio dell’avvocato Paris. Trent’anni. E’ stato il mio primo amante. Tu sei il secondo.

—Perchè ti sei data a lui?

—Era appena arrivato dal Benadir. Dopo molte imprese audaci. Non l’ho mai amato, ma è buono. Era ammalato. I medici non speravano di salvarlo. Sono stata per lui come una sorella. Per me ha voluto guarire. Si è curato con una energia straordinaria. Io seguivo ogni giorno questo suo sforzo verso la vita. Ogni giorno egli esigeva qualcosa di più da me...