Con arrogante slancio danze baldanze da spaccamonti viene una seconda automobile. Tremano le foglie. Rompe l’aria una terza macchina. Petulante schiamazzare di fischi. Passano così, incalzandosi infilzandosi forse laggiù, 6 automobili diaboliche spazzole sulla stoffa della polvere arroventata. Il parco assalito geme e Gisella trema:
—Mi porti con lei in blindata. Sa, non ho paura.
—Povera piccola, mormora sonnecchiando la mamma; non ha più i suoi amici per giuocare. Ormai è grandicella, disprezza le bambole e si fa far la corte dagli ufficiali... Ma è piena di saggezza. Fa da sè il suo letto ogni mattina. Sa, Signor Marinetti, non abbiamo più quella brava cameriera. Siamo privi d’ogni comodità: niente burro e niente zucchero...
—Io non mi curo del burro, interrompe Gisella, nè dello zucchero! Voglio andare in blindata, alla battaglia, con Lei. Mi porti in blindata.
Sento che la tragedia del burro e dello zucchero opprime l’anima zuccherina e burrosa di tante belle dame veneziane come la marchesa De Concilis costretta a consumare ora tutte le riserve d’adipe nutritissimo delle floride braccia mammelle e cosce.
Il marchese si allontana con Gisella. Subito la Marchesa si sveglia per interrogarmi sulla nostra amica Maria che ritarda.
—Strana, la vostra passione! Maria è intelligente, anzi geniale, adorabile. Ma quel suo neutralismo è assurdo. Non capisco come possiate andare d’accordo voi due...
—Non è neutralista Maria!... Ma ama di contraddirmi, bizzarria e capricci... E’ anche influenzata da quello stupido marito odioso pedante vero professore di tedesco.
—Alle tre, mi mormora la marchesa, noi andiamo in automobile a Padova. Parte con me anche Gisella. Resterete solo con Maria tutto il pomeriggio. Sono o non sono una buona amica?
—Una amica eccezionale, unica! Vorrei ricambiarvi il favore. Non avete bisogno d’un confidente segreto?