—Oh no! sospira la marchesa abbandonandosi sulla sedia a dondolo. Per me, ogni poesia è finita.
La sua anima è già ripresa dall’incubo doloroso: zucchero, burro, burro, zucchero!
—Ecco Maria!
Saluti, baci, abbracci, chiaccherio.
—Ti lascio con Marinetti. Noi andiamo a Padova, torneremo presto.
Rimango solo con la mia amica ansante, febbrile. Ha dovuto fare in fretta, inventare mille bugie per liberarsi dal pedantissimo e professorale marito e dai suoi lunghi piagnistei sulla guerra. Maria Baldini è un bel tipo di falsa magra milanese fine nervosa pungente e smorfiosa. Viso asciutto, occhi azzurri vivissimi. Ma i fianchi rivelano una mollezza passionale e la bocca una praticità volitiva.
La villa è assolutamente deserta. Il giardiniere è in fondo al bosco. Nella camera da letto della marchesa, colla mia disinvoltura di guerra io abbraccio e svesto Maria.
E’ convulsa di desiderio, scossa da brividi felici, allegrissima, pur dichiarandomi insistentemente che è stanca di vivere.
—Credimi, credimi, sono stanca, stanca! (poi tra due baci lunghi avviticchiati). Neanche il mio piccolo Adolfo adorato mi attacca alla vita!... Tu solo, tu solo dài un sapore alla vita! Ma la vita con mio marito è insopportabile. Figurati, è diventato ardente, ora! Che orrore! Una volta almeno passava le giornate al Pedrocchi coi suoi amici germanofili... Sai, tutti contro la guerra quei professori!... Anch’io sono contro la guerra. Se non ci fosse la guerra saresti sempre con me a Padova. Invece, ora mi devo sorbire mio marito! Gliene faccio di tutti i colori. Certamente il mio contegno deve esasperarlo. Scenate terribili. E’ così pesante, minuzioso, meschino! Osservazioni miserabili su ogni cosa! E avaro, avaro, sino alla pazzia. Noi stiamo bene, lo sai. Ebbene, se la piglia colla guerra e mi rifiuta tutto. Bisogna che io gli dica: «Ma guarda il tuo vestito. Un professore non deve avere le scarpe rotte. Quando ti decidi a comprarne un paio? Risponde che costano caro. Poi fa le smorfie amorose. Dio, che schifo! Quando non posso proprio rifiutarmi gli dico: «Spicciati!» Oppure: «Dal momento che la cosa mi annoia voglio essere pagata per le mie prestazioni. Ti faccio un prezzo ridotto: 500 lire».
Maria ride, si agita, coricata sul letto, gesticola colle belle gambe nude tornite che lancia freneticamente da tutte le parti. E’ un temperamento isterico di bambina viziata, tutta bizzarrie, capricci, scatti nervosi incomprensibili e assurdità assolutamente pazze. Mi dice: