—Su, Ghiandusso, non fare l’imbecille. Sei ubriaco da far schifo. Non ho bisogno di te in questo momento; farò io.

Ghiandusso si allontana barcollando, col sergente Locatelli. Hanno bevuto in due un’intera bottiglia di grappa rubata alla padrona della fattoria. La certezza dell’offensiva, la speranza di rivedere la sua bella terra friulana hanno sconvolto dalla gioia Ghiandusso. Ho dovuto fare la mia cassetta da me ed ora sto disponendo con cura i petardi nell’interno della mia 74, illuminato di luce elettrica.

Massimo ordine e massima comodità. Tutti i nastri di cartucce lucenti e precisi. Tutte le pistole di riserva per gli uomini e per me. Tutti i petardi. Passato il Piave, ci lanceremo alla punta estrema dell’esercito col pericolo di essere accerchiati e di cadere in imboscate. Se le mitragliatrici si incepperanno ce la caveremo coi petardi. Siano molti e tutti a posto. Ho concesso poco spazio al vestiario e alle vettovaglie. Non avremo tempo di cambiarci e le nostre bocche si arrangeranno alla meglio. Poche scatole di marmellata, ecco tutto. L’interno della mia blindata 74 mi appare lucente, ricco di riflessi dorati, modernissimo come l’interno d’una alcova per piaceri sani, giocondi e felici. Alcova d’acciaio per grandi amori futuristi.

Alba augurale del 15 ottobre. Partiamo dalla fattoria Barchessa. La nostra colonna di blindate e autocarri si ferma a Dolo. Locatelli calmo dorme in fondo dietro di me. Ghiandusso chiacchiera come una grondaia. Il vino e i liquori gli fanno male. Ha un piccolo viso raggomitolato, verdastro e gli occhi tristi.

Piove. Il cielo è una lugubre inondazione nella quale sembrano beccheggiare i barconi che passano alti sui vagoni interminabilmente. Un motociclista arriva con scoppi, balzi e scia schizzante. Si ferma per domandare la strada. Col suo gabbano grondante, sembra un palombaro. Dice:

—A Milano i neutralisti e i preti hanno cercato di fare la rivoluzione con un allarme di campane in piena notte annunciando l’armistizio e la pace. Speravano di salvare l’Austria. Non la salveranno. Ora tutto è a posto. A Mestre ci sono 86 milioni di cartucce per fucili e mitragliatrici.

Alle 5 del mattino sotto la pioggia torrenziale, alt a Sanbuchè. Secondo alt a Zero Bianco. Ripartiamo colla brigata Lupi di Toscana. Gli ufficiali raccontano: «Uno dei nostri soldati fu fatto prigioniero dagli austriaci. Cinque giorni dopo abbiamo visto arrivar giù sul Brenta una zattera con sopra un cadavere: era il prigioniero inchiodato. Inchiodato vivo, lo si capiva, poichè la faccia aveva le contrazioni tipiche degli annegati. Sul ventre una tela portava scritte queste parole: «Vi rendiamo il vostro lupo». E gli ufficiali concludono salutandoci: «Quelle vigliacche carogne la pagheranno!».

E vanno coi loro fanti che ridono sotto la pioggia. Il nostro fante è affiatato colla pioggia, glorioso impasto di grigio-verde bagnato bestemmie cicche, peli di barba, pidocchi, capelli polverosi, sguardi di buon cane, risata furba, verruche, sudore, fango, l’innamorata e piccirilli, signor tenente, l’ultima m’è nata... tengo la fotografia... e la pagnotta.

Filiamo avanti coi bersaglieri ciclisti. Sembrano scolari in vacanza, benchè pedalino in ordine perfetto. Correndo nella penombra dei villaggi chiudono fra due file di ruote veloci polli, anatre, oche. Il ciclista in testa le arrota, quello che segue si china e con la mano destra pesca la preda morta. Se il secondo non l’acchiappa, il terzo, il quarto, sempre con gesto distratto, ma rapidamente, la ghermisce e via, via così, con polli, anatre e oche che spariscono nel tascapane.

Il 24 ottobre arriviamo a Paese. Villaggio banale con alto campanile, osservatorio incolume sulla strada, la piazza e le case imbottite e rigurgitanti di truppe. Colloco la mia branda in una stanzuccia che ha nel centro dell’impiantito un gran buco e ne salgono nitriti impazienti di cavalli, fiati caldi che aggravano la temperatura di densa angoscia. Piove. Atmosfera d’uragano prossimo, lontano, errante. I cani soffiano e s’agitano nervosamente nel sonno. Tutte le forze del cielo e della terra sono tese. Nuove forze si aggiungono a quelle già concentrate. Rrrrrr di autocarri innumerevoli. Tatatata di motociclette. Crrrrrr sssssss di carreggio e truppe in marcia. Questa è veramente una notte che cammina.