—Mia moglie? Ah, tu credi che io l'abbia amata di amore? che io l'abbia presa di mia propria volontà?…. Me l'hanno data a diciannove anni, perchè era mia cugina, perchè avevano stabilito che dovesse esser così…. Le ho voluto bene, in un certo modo. Che cosa sapevo della vita fino a venticinque anni? Che cosa sapevo in quel miserabile paese, dove un libro era un oggetto della più grande rarità? Eppure, qualcosa bolliva dentro il mio cervello!… Si venne a Napoli…. Il mio scontento, l'irrequietezza, l'aspirazione a qualcosa d'aspettato, di quasi promesso, ma che non veniva ancora, diventava tormentosa. Intorno a me, non sentivo parlare che di una cosa, del solo grande affare della vita: l'amore…. E l'amore io non lo conoscevo se non di nome o nelle fanciullaggini dei quindici anni….

Preso dall'interesse della narrazione, Anastasio Natali aveva dimenticato il suo disegno, e coi gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani, pareva pendere dalle labbra dell'amico.

—L'affetto di mia moglie—riprese l'Albani—mi irritava, come una delusione, come una catena; non era mai stata bella, la maternità l'aveva sciupata. Gli strilli dei bambini m'impedivano di studiare, le poche volte che ne avevo voglia. L'arte mi pareva una finzione suprema. Avevo già pronto il libretto di un gran melodramma, Isaura di Valenza; non sapevo intanto mettere una nota dopo l'altra. Quella poesia mi faceva l'effetto di una convenzione, di una menzogna, di una ipocrisia…. Quando, un giorno, mi capitarono fra le mani i versi dell'Attesa, ti ricordi?

Ora dove sei tu, predestinata,
Da tanto attesa e non trovata ancor?

Un lampo era passato negli sguardi del maestro Albani. Il Natali, senza far rumore, si era alzato, aveva scelta una tela e dispostala sul cavalletto si era nuovamente seduto dinanzi ad esso con la tavolozza passata al pollice della mano sinistra.

—Sì che me ne ricordo!—e, preso posto dinanzi al cavalletto, si era messo di nuovo a studiare la figura dell'amico.

—La romanza fu composta in un'ora—riprese l'Albani.—Dissero che era una rivelazione; credo che abbia fatto il giro d'Italia. A che?… a che?…—mi domandavo. Fu invece essa che mi dischiuse il paradiso promesso. Mia moglie aveva regalato una copia della composizione ad una sua amica, che io non conoscevo. Non volevo veder nessuno, fuggivo le distrazioni, avevo la fama di un orso, di uno stravagante, di un mattoide; non è vero?… Quest'amica volle conoscermi; cercai di evitarla quanto più fu possibile; un giorno c'incontrammo. Credi tu che vi possano essere degli sguardi coi quali un uomo e una donna che non si conoscono, che si vedono per la prima volta, si dicano immediatamente: Noi saremo l'uno dell'altra?… Uno di questi sguardi brevi, profondi, fulminatori, fu quello che noi scambiammo…. Un mese dopo, il 20 maggio, la nostra muta promessa era compiuta….

—Come fu?—chiese il Natali che, lavorando attorno alla sua figura, non perdeva nè una parola nè un moto dell'amico.

—Che cosa importa?… Si doveva andare in giro, tutti e tre, con mia moglie; all'ultima ora l'indisposizione d'un bambino la trattenne. Andammo soli, fuori Grotta, a Pozzuoli, a Baja…. Che cielo! che mare!… Conosci tu il boschetto che sta dietro il lago Lucrino, sulla via della grotta della Sibilla? Il terreno è in pendenza; si procede a caso, scostando i rami che vi sfiorano il viso. Attraverso il fogliame del castagneto filtra una luce verde, fantastica, da féerie; par di nuotare in mezzo allo smeraldo fluido…. Il 20 maggio!…

Era de maggio e te cadeano 'nzino
A schiocche a schiocche le cerase rosse….