E la disgraziata, compreso che parlavano di lei, ruppe in pianto. Eugenio Sue le si fece dappresso.
— Ah, povera ragazza! — esclamò. — Ti duole, è vero, di non poter più fare la vita?
— Qualche volta... — rispose la sfregiata, sogguardandolo di tra le dita. — Qualche volta... quando vedo un bel giovane come te...
Allora il Sue andò a spegnere la candela... e poi lasciò anche due luigi sul caminetto.
Lo scrittore che con tanta simpatia studiò le umane miserie nei Misteri di Parigi, fece dunque una doppia elemosina alla infelice, e noi non possiamo dire quale delle due riuscì più gradita: il denaro o l'amplesso. Sicuramente uno scrupolo caritatevole, l'idea di consolare la deturpata, di dimostrarle che, nonostante la perduta bellezza, qualcuno poteva ancora chiederle — e darle — la sensazione d'amore, spinse Eugenio Sue a quell'atto. Egli che quasi invidiava l'infame reputazione del marchese di Sade — il quale era semplicemente conte — diede una vera prova di gentilezza. Ma che riesca facile imitarlo non è da credere.
[pg!105] Quando pure ogni uomo volesse fare la carità d'amore alle donne orride, gli accadrebbe, novantanove volte su cento, come a quei pietosi che, posto mano alla borsa per dare una moneta in elemosina, la trovano vuota... Far concepire una speranza e non appagarla è senza dubbio molto peggio di non far niente; talchè chi prevede di trovar vuota la borsa farà bene di non portarvi la mano...
Tuttavia, quando pare che le ricerche siano inutili, può ancora darsi che una moneta si trovi in fondo a qualche scompartimento, e l'atto di carità non è, alle volte, tutto caritatevole, perchè una donna orrida di viso può ancora avere un corpo perfetto; e allora, superata la repugnanza per il viso deforme, l'ammirazione per il rimanente spiega la possibilità d'un atto che non è più generoso, ma interessato. La sciagurata in cui Eugenio Sue s'imbattè aveva soltanto il viso rovinato; le sue forme erano rimaste intatte. Gli anni che sciupano troppo presto la faccia visibile lasciano durare più a lungo le celate bellezze; l'amore per una donna che pare finita mentre possiede ancora secrete seduzioni da far valere resta pertanto spiegato. Senza dubbio le due bellezze sono diversamente importanti, e se le donne, non potendole avere entrambe, fossero costrette a sceglierne una, è certo che tutte eleggerebbero d'avere un volto stupendo con un corpo sgraziato, e nessuna si contenterebbe d'avere un corpo divino con un'orrida faccia. Il giudizio degli uomini forse non sarebbe altrettanto sicuro, e più d'uno, pensando che il viso è una parte troppo piccola e non troppo importante, si rassegnerebbe alla sua bruttezza pur di trovare venusto tutto il resto della persona da amare.
Io già la vedo, cara contessa, battere le mani e godere cogliendomi in fallo. Ella dice che l'amore degli uomini deve pur essere materiale, volgare e indegno, se preferisce la consistenza delle membra stupide e inerti, trascurando la perfezione del viso che è il vivo specchio dell'anima. Sì, la bellezza della faccia importa specialmente per questo: che la faccia, la bocca, gli [pg!106] occhi esprimono le interiori qualità della creatura, e la cordiale simpatia e il puro sentimento non si possono destare senza la bellezza del viso. Per una donna orribile di volto e apprezzabile soltanto in ciò che non si vede, si potrà provare un amore fatto soltanto di desiderio, un amore quasi costretto a nascondersi come nascoste sono le qualità di chi lo ispira; ma non è sempre vero, mi consenta di dire, che, tolto il viso, il resto del corpo sia stupido e inerte e senza espressione. Ne domandi, se non mi crede, agli artisti, ai pittori, agli scultori specialmente: li sentirà affermare che, a parte la faccia, l'eleganza delle forme, la purezza dei contorni, l'armonia delle proporzioni hanno una loro propria virtù espressiva e producono, più che un moto di cupidigia, un senso di pura felicità, un vero e proprio e tutto morale sentimento. Ed io le voglio a questo proposito narrare un altro fatterello che fa proprio al caso nostro.
C'è nel Museo nazionale di Siracusa un meraviglioso pezzo di scultura greca: una statua di Venere, dinanzi alla quale si resta compresi di stupore e quasi di religioso rispetto. Però, mentre la fama delle sue sorelle di Milo, dei Medici, del Campidoglio, vola per il mondo, la Siracusana è quasi sconosciuta, e solo i vagabondi inglesi che non sdegnano spingersi fino nell'estrema Sicilia sanno qualcosa di lei. Poichè ella non l'ha veduta, avrei il dovere di dirgliene una parola; ma, per fortuna mia, un grande scrittore francese che amò, come gli scialbi figli dell'Inghilterra, girare per il mondo, descrisse con mano maestra la statua della Dea. Riferendole la pagina del Maupassant io eviterò che ella mi accusi di mania descrittiva e mi risparmierò una prova della quale sento tutto il pericolo. Come potrebbero infatti le mie parole esprimere la sublime bellezza del marmo greco?
Prima di tradurre il passaggio del mirabile prosatore, io le riferirò una sua dichiarazione. Discutemmo già intorno al prezzo che la bellezza degli uomini ha per le donne, ma non abbiamo detto quanto la bellezza delle donne sia importante per gli uomini. È bensì [pg!107] vero che questi uomini sono tanto accensibili che qualunque donna, anche non bella, può essere oggetto del loro desiderio; tuttavia il desiderio ardente, se per un verso è di facile contentatura, è anche capace d'apprezzare molto più che il tepido le qualità dell'oggetto; così noi vediamo che, mentre tutte le donne possono essere desiderate, pure il loro dovere è di essere belle. Ciò che io vorrei farle particolarmente notare è che l'ammirazione degli uomini per la bellezza arriva a tal grado, da liberarsi dall'istinto erotico che la determina e da mutarsi in un culto quasi ideale, in un sentimento estasiato e purissimo. Già Enrico Heine aveva malinconicamente confessato: «Io non ho mai amato altro che statue e donne morte...» Guido de Maupassant dice: «Se avessi da scegliere fra la più bella delle creature vive e la donna dipinta da Tiziano, io preferirei la donna dipinta da Tiziano». Capovolgiamo la proposizione e facciamo che una donna debba scegliere fra il più bell'uomo vivo e l'Apollo del Belvedere: costei sceglierebbe... un abbonamento a un giornale di mode.