— E poi? Che cosa prova tutto ciò? Post hoc, ergo propter hoc? Anche tu col vecchio sofisma? Tu, intanto, non sei morto: stai benone, ti prendi beffe di lei dopo esserti divertito altrimenti. Avranno ragione gli altri di crederla jettatrice, non tu!
— Io? Sai quanti anni ho io?
— Trenta, mi pare.
— A trent'anni sono vecchio come a sessanta. Questa donna mi ha corroso l'anima e il corpo. La morte è preferibile alla miseria nella quale io vivo. E guarda come costei fa a ciascuno il male più sensibile! Infama il marito e gli uccide la figlia, riduce il ricco a povertà, distrugge la bellezza di quell'altro che pareva una statua animata; a me, che non posso vivere se [pg!192] non col pensiero, con l'anima, ammorba l'anima, annebbia il pensiero. Non credo più a niente. Non aspetto più niente dalla vita. Non sono più capace di niente. Tutta la poesia, la fede, la speranza, son morte...
— Questo è lo scotto dei tristi amori, non è jettatura!
— E suo marito che cosa aveva da scontare? E sua madre? E gli altri?...
— Domani mi farò presentare a lei.
— Non credi?... Pensi di sfidare la jettatura?
Io pensavo in quel punto a un verso di Alfredo de Musset, un molto malinconico verso che avevo fin lì creduto espressione della verità:
Il n'est de triste amour qui n'ait son souvenir...