Abbassato il capo e chiusi gli occhi, ella si raccolse un istante; e la sua faccia, non più illuminata dall'ardore degli sguardi, apparve qual era realmente: consunta dal tempo, ròsa dalle passioni, simile ad una maschera vecchia sulla quale tutti coloro che la portarono abbiano lasciato un'impronta. Quanti uomini avevano logorato a furia di baci quelle guance appassite, quelle labbra sbiancate, quelle rugose palpebre? Quante febbri avevano macerata quella carne flaccida e gialla? Quali spasimi avevano contorto gli angoli di quella bocca amara? Quali pensieri molesti, quali assidue cure avevano scavato i solchi di quella fronte? In quali notti di veglia s'erano brizzolati quei rari capelli che ella adesso stirava con una mano bianca e smagrita?... Bella non era mai stata, neppure ai giorni tanto lontani della prima giovinezza; ma qualcosa del fascino strano e irresistibile che aveva fatto di lei una creatura di turbamento rifulse ancora su quel tragico volto quand'ella si scosse, guardò fiso lontano e riprese a parlare.
— Chi di voi ha dunque affermato che solo il primo amore è l'amor vero? Non aveva ancora vissuto, costui; non sapeva i giuochi imprevisti dell'esistenza, l'avvicendarsi delle fortune, le rivoluzioni che s'operano da un giorno all'altro nel mondo e nell'anima! Dicono impossibile un secondo amore perchè con la morte del primo la fede nella forza e nella durata della passione andò necessariamente dispersa; ma non si ricomincia piuttosto ad amare appunto perchè questa fede è immortale e perchè si riconobbe d'averla riposta in chi la tradì?..... Sì, l'amor vero può essere il primo, ma può anche essere l'ultimo — se per amor vero intendete quello che altri vi porta come voi lo portate, quello che vi promisero i sogni e che [pg!203] mai vi consolate d'avere perduto. Poichè molte volte potete amare con tutte le forze dell'anima, molte volte essere amati sopra ogni cosa; ma non c'è amore integro se non nell'incontro, nell'accordo, nello scambio delle due passioni; e ciò è tanto raro che la turba infinita dei diseredati lo nega..... Orbene: ascoltate. Per un uomo io abbandonai la mia casa, distrussi la mia famiglia, avvelenai la vita di chi mi mise al mondo — feci, delle creature che misi al mondo io stessa, altrettanti orfani. Dovevo amarlo per far queste cose, è vero? A giudizio del mondo egli mi costava sacrifizii non lievi — dite, è vero?... Ma se io li giudicavo insufficienti! Se non credevo d'avergli dimostrato abbastanza che mi teneva luogo di tutto, che era tutto il mio bene sulla terra, l'unico giudice del quale temessi le condanne! Che cosa non avrei fatto per dargli questa dimostrazione? Come lo scongiuravo, in ginocchio, con le mani giunte, di dirmi che cosa voleva da me per credere all'amor mio! Come sarei stata felice se fossi morta di sua mano! Egli m'uccise — altrimenti. Egli non credeva all'amor mio perchè non credeva a nulla. Vi sono di questi esseri fatali su cui sembra pesare la maledizione divina: belli come l'arcangelo caduto, come lui aridi e falsi. Un sorriso che sembra beato ed è schernitore illumina i loro occhi, parole che voi credete mistiche e sono bugiarde escono dalle loro labbra. Se per vostra sciagura v'imbattete in qualcuno di essi, siete dannati. Alla loro seduzione non si resiste. Secondati dalle ingannatrici apparenze, voi non metterete più un freno alle vostre aspettazioni, educherete le più folli lusinghe e precipiterete tanto più basso quanto più ardito sarà stato lo slancio. Voi crederete di trovare nella loro anima le rigogliose fioriture della vostra; crederete di fare un sol cuore e una sola vita; e quando v'accorgerete che ciò non è, accuserete voi stessi! Come sospettare la loro colpa se tutto ciò che in essi è parvenza brilla ed incanta? E vi torturate, vi rimproverate torti imaginarii, procurate di riscattare i difetti dei quali vi sentite pieni, sognate di conquistare tutte le virtù che vi mancano. E tutto [pg!204] ciò è invano; e voi pensate ancora: «La colpa è mia! Io non l'amo abbastanza, non so fargli vedere il suo pensiero all'origine d'ogni pensiero mio proprio, non riesco ad ottenere da lui la stessa fede ardente che io gli porto...» Infatti egli vi sfugge, e questa fede altri avrà forse saputo ispirargliela! Allora non vi rimproverate più nell'intimo della vostra coscienza, ma v'umiliate apertamente dinanzi a lui, lo scongiurate d'avere almeno pietà: almeno questo sentimento allignerà nel suo cuore! Improvvisamente, un atto, una parola, ve ne dimostra l'orribile vuoto: allora un crollo tremendo avviene dentro di voi; ma siete guarito — radicalmente.
Ella fece col braccio disteso, con le dita adunche, il gesto di svellere qualcosa. Tacque un poco battendo rapidamente le ciglia, poi continuò:
— Questo fu il mio primo amore. Mi costava tutto, quell'uomo; ma io gli avrei tutto perdonato se non m'avesse tolto ciò che mi rimaneva di unicamente caro: il conforto d'esser stata compresa, almeno un giorno, almeno un'ora; la fiducia di non essermi perduta per niente — per niente! Gli avevo perdonato tante vergogne, tanti abbandoni, tanti tradimenti! Ero stata sorda agli stessi dileggi, agli stessi sospetti, agli stessi affronti! Credevo sempre in lui, suo malgrado. Volevo trovare qualcosa di buono in fondo al suo cuore; stimavo sempre che ne avesse. Mi accorgevo che l'amore boccheggiava in lui, che era già morto; ma pensavo almeno che fosse stato vivo, una volta! Con una parola infame egli mi tolse quest'ultima lusinga, calpestò la stessa illusione; quando volli ricordargli questo amore, le parole che m'avevano esaltata, i giuramenti che m'avevano ubbriacata, egli mi disse: «E tu li hai creduti?...» E con la stessa bocca che li aveva proferiti disse ancora: «Ma sono la moneta con la quale si pagano quelle che non son da comprare!...» Allora, vedete, l'unico mio scopo, l'unico mio bisogno, ardente, imperioso, vorace, fu di diventar come queste.....
[pg!205] La sua voce, che s'era fatta rauca tanto da costringerla a tossire replicatamente, si schiarì ad un tratto.
— Non lo accuso più. Compresi, tardi, che la colpa non era stata neppur sua, che egli non poteva esercitare virtù che non aveva. Non crede chi vuole. Forse, chi sa, anch'egli soffrì.
Ed alzò le spalle e scosse un poco la testa con l'espressione indulgente di chi ha visto molte miserie.
— Comprendete bene dunque, — riprese, — la condizione mia all'apparire dell'Altro. Intatta, insaziata, esasperata, io portavo con me la mia fede — e non ero più degna d'esser creduta. L'Altro mi credette. Per lui era il primo amore. Nessuna donna aveva ancora sospettato il tesoro di sentimenti che egli portava in cuore; e questo tesoro tanto grande che non v'era purezza capace di pagarlo, io, l'ultima delle creature, l'ebbi, tutto. No, il povero linguaggio umano non potrà dir mai che cosa fu questo amore, l'esultanza divina di due esuli ciascuno dei quali ritrova nell'altro tutta la terra, tutto il cielo della patria lontana. Il linguaggio umano può dire soltanto le umane miserie, i dubbii, gl'inganni, i tormenti, — e chi sa la vita comprenderà quelli che fatalmente ci aspettavano. Per un uomo che m'aveva avvilita, profanata, perduta, io avevo dato tanto, che nulla più mi restava da dare a quest'altro — per cui avrei voluto versare il mio sangue fino all'ultima stilla. Io avevo imparato a costo della salute dell'anima che non basta sentirsi giurare un affetto, che bisogna anche ottenerne la prova. Ed io non potevo dargli altro che le mie parole, e sapevo che le parole possono mentire, e sentivo che in bocca mia la menzogna doveva esser giudicata facile e pronta. Allora il dubbio che egli non mi credesse più cominciò a insinuarsi in me. Era dubbio e divenne certezza. Se quell'uomo avesse potuto leggere nel mio cuore come vi legge Dio, sarebbe stato sicuro che tutti i palpiti del mio cuore erano suoi. Ma questo potere egli non lo aveva. Egli doveva paragonare, invece, sè stesso al mio primo amante, il bene infinito che mi faceva al male spaventevole [pg!206] che il primo m'aveva inflitto; ed avvertire che mentre il male era stato da me ricompensato come il massimo dei beni, a lui non potevo ora dare più nulla. E badate: non era già l'orgoglio suo che lo persuadeva a stimarsi di tanto superiore al suo predecessore, a pretendere che io facessi per lui molto più che per costui: io stessa glie lo dicevo, glie lo ripetevo, glie l'attestavo. Ma come più gli parlavo dell'influsso maligno esercitato da costui sulla mia vita — per esecrarlo — più egli pensava ad esso — per temerlo. Egli che sapeva le sciagurate contraddizioni del nostro cuore temeva che fossi ancora attaccata a quell'uomo in ragione degli stessi dolori che mi costava. Come dunque, come provargli il suo inganno, la dispersione assoluta d'ogni memoria di quel passato, la fine della stessa esecrazione — poichè tutto l'orrore nel quale ero affondata non m'impediva la nuova felicità? E vedete di quali reazioni continue è fatto il nostro pensiero: mentre il conseguimento di questa felicità attutiva il sentimento dell'indegnità mia, questo sentimento si ridestava da un'altra parte, più acuto, più torturante — poichè la mia indegnità mi toglieva di dare a quest'uomo la luminosa dimostrazione che egli era in diritto di esigere! Allora qualcosa di più strano — di più umano — accadde in me. Quando io avevo portato nell'amore un cuor nuovo, un'anima vergine, tutto ciò che questa vita può dare di meno indegno, io m'ero accusata di non meritare abbastanza il ricambio dell'amor mio; ora che non lo meritavo davvero, sentivo la ribellione prepararsi sordamente dentro di me. Dinanzi all'ideale Giustizia io era nel torto per avere criminosamente sperperato quei beni che andavano invece serbati con cura gelosa in attesa di offerirli a chi solo avrebbero dovuto appartenere; dinanzi a quest'uomo io ero in debito — e noi siamo così fatti da non tollerare il rimprovero dei nostri torti.... E se ancora quest'uomo m'avesse apertamente rimproverato la mia miseria, se m'avesse buttato in faccia la mia abiezione, se m'avesse torturata ogni giorno, forse sarei stata meglio difesa contro le folli [pg!207] aberrazioni dell'egoismo; ma egli non fece questo, mai! Una tristezza senza fine velava talvolta i suoi sguardi, ma il suo linguaggio era sempre quello della dolcezza, della devozione, dell'umiltà. Allora io pensavo che egli parlasse così per compassione, che intendesse farmi un'elemosina, che non contento ancora dei suoi tanti vantaggi volesse finire di schiacciarmi con la sua generosità — e la sorda ribellione diveniva più minacciosa. Avrei dovuto stargli in ginocchio dinanzi, e mi sentivo distaccare a poco a poco da lui... Il nostro cuore è così miserabile che non sopporta la gioia assoluta: una dose d'amaro è necessaria al suo nutrimento. Quell'uomo aveva una gran colpa, non mi faceva soffrire. E come io lo disconoscevo, anch'egli disconosceva me. Perchè la vita m'aveva contaminata, pensava che non fossi più capace d'apprezzarlo, che altre avrebbero saputo amarlo meglio di me. Presumeva ch'io dovessi portargli una gratitudine eterna per avermi sollevato fino a lui, che il pensiero di cercare altrove un altro amore — il pensiero che egli stesso accarezzava! — non dovesse neppure affacciarsi alla mente mia. E troppo sicuro d'essere amato, rispondeva meno all'amor mio, non pensando che questo fosse un torto, o pensando che fosse un torto minore e più tollerabile di quelli che altri m'aveva fatti. Ma le azioni umane non hanno tutte un valore relativo a chi le commette, alle circostanze nelle quali sono commesse, allo stato di colui che le apprende? E la freddezza d'un uomo come lui m'era più grave, dopo ciò che avevo patito, di tutti i tradimenti dell'altro amante... Così, giorno per giorno, il dissidio cresceva. L'ingrato destino ci era stato largo d'un bene incredibile; noi ce lo lasciammo sfuggire. L'amor nostro fu il vero, il grande, il solo amore; non sapemmo riconoscerlo. Come potevo riconoscerlo, io? Non m'ero ingannata altre volte? Non dovevo inevitabilmente sospettare di ingannarmi anche ora? A qual segno poteva riconoscerlo, egli che non aveva termini di confronto? Così il nostro inganno procedeva da opposte ragioni. Mancava ad entrambi la prova. L'avemmo.
[pg!208] Ella ripetè:
— Fu questa.