— Sì, male, a bordo.
— Prenderai qualche cosa arrivando.
— No, grazie; aspetterò il pranzo, oramai.
Il cavallino scodinzolava, dondolava la testa, annitriva, quasi scacciandosi di dosso la stanchezza per vincere l'erta della via tagliata sul vivo e nudo fianco della montagna.
— Che vista!... — esclamò Perez, volgendo lo sguardo al lago, che dall'altezza gradatamente crescente si slargava, svelando tutte le sinuosità delle sue coste, tutte le macchie dei paeselli adagiati sulle rive o inerpicati su per le frastagliate pendici. — Una lastra d'acciaio, — riprese lo spettatore ammirato ed estatico, — in fondo a una conca di lavagna: guarda che stupenda intonazione!... È questo il punto da cui prendesti il bozzetto che mi mandasti dopo la prima rappresentazione del «Fascino»?... Ma nel tuo quadretto c'è il sole, c'è l'azzurro, c'è il verde....
Tacque, per la rinnovata paura di toccare un tasto falso. Dopo un'altra lunga pausa domandò:
— A casa tua stanno tutti bene?
— Bene, grazie.
Come affrontare l'argomento scottante? Come riprendere la conversazione interrotta da tre mesi, all'arrivo del «Senegal», dopo quanto aveva saputo?... Accompagnato l'amico alla stazione, quella sera, con vane parole di esortazione alla calma, con la viva raccomandazione di non lasciarlo almeno senza notizie, non aveva più ricevuto da lui se non qualche cartolina illustrata da diverse città e stazioni climatiche svizzere. Gli aveva scritto egli stesso; ma la sua lettera, diretta alla posta di Lucerna, non doveva, essergli pervenuta, perchè era rimasta senza risposta. Aveva chiesto di lui a sua sorella, a Promonte, ed ella gli aveva fatto sapere che era tornato lassù, con lei, ma in condizioni di salute e di spirito che la impensierivano. Si era proposto di chiedere qualche giorno di licenza per andarlo a trovare, quando una strana lettera gli aveva preannunziato l'imminente scioglimento del dramma. Sulla busta, con l'intestazione del «Grand-Hôtel» di Fraida — una frazione di Promonte, dall'altra parte del lago — la scrittura dell'indirizzo gli era riuscita ignota. Cercata, prima di leggere, la sottoscrizione, il nome di Rosanna Lariani lo aveva stupito. Che mai poteva volere da lui?... Ella gli si rammentava, evocando rapidamente i ricordi di Valsorrisa; poi gli chiedeva senz'altro un favore. Al suo matrimonio, contratto civilmente nella Stanlesia, era mancata — narrava — la benedizione religiosa; un po' tardi, ma in tempo, aveva deciso, d'accordo col marito, di accostarsi all'altare; per evitare l'indiscreta curiosità dei conoscenti, sarebbero andati a sposarsi in un paesetto fuori mano, a Promonte sul Lago, la terra natale del comune amico Bertini; e poichè questi aveva accettato di essere suo testimonio, ella chiedeva a lui stesso se voleva servire da testimonio al marito; in caso affermativo, lo pregava di trovarsi lassù per la mattina del 27 ottobre, alle 7; la cerimonia si sarebbe celebrata, beninteso, con estrema semplicità, senza la minima concessione alle consuetudini mondane, senza nessun altro spettatore fuorchè i due amici testimonî, ai quali era data viva preghiera di astenersi da ogni formalità, di non darsi altro disturbo fuorchè quello di assistere al compimento del rito.... Naturalmente egli aveva risposto accettando, annunziando anche a Lodovico che sarebbe arrivato con la seconda corsa del 26. Nulla gli aveva chiesto di spiegargli, come se avesse compreso ogni cosa; e in verità, quantunque ignorasse quanto era sopravvenuto, aveva intuito la gravità della crisi. Per ribadire l'anello che la legava al marito, bisognava che quella donna volesse sottrarsi all'amante; ma perchè mai, allora, proprio l'amante doveva assistere a quelle nozze? Un secreto accordo era intervenuto fra loro? Ma allora che cosa crucciava, quale pena rodeva l'amico suo?
— Volendo ripartire domani, — gli domandò, per dire qualche cosa, per interrompere il silenzio penoso, — quale corsa mi conviene prendere?