E abbandonava il suo strumento in mano di quel diavolino che se lo trascinava dietro come un giocattolo.
— Ora gli sciupa ogni cosa! — esclamò la Fanny, raggiungendo la bambina.
— Ma la lasci stare!... non importa!... — insisteva Salvatore, avvicinandosi, sfiorando le mani di lei nella breve contesa.
La marchesina, sdraiata sopra un sedile di ferro, col mandolino quasi più grande di lei fra le gambe, strappava le corde una dopo l'altra, come se volesse spezzarle.
— Mio Dio, che stridori! — diceva la Fanny, portando le mani alle tempie e raggiustando lievemente con le dita le bande dei suoi capelli d'oro. — Che differenza con poco fa! — aggiungeva, rivolgendosi a Salvatore.
Egli tentava scusarsi:
— Bontà sua!... io non merito...
— No, no; le assicuro che lei suona divinamente. Così potessi avere ancora questa distrazione!
— Conosce la musica?
— Ora? Più nulla! A casa mia, strimpellavo bene o male sul pianoforte. Ma cosa vuole — aggiungeva, sospirando — quando non s'è più padroni!...