— Fanny! — urlava la bambina, disperatamente.

Dal salotto, la marchesa chiamava anche lei, con voce breve:

— Fanny!

— Ecco quello che mi tocca! — mormorò lei. — Mi permetta, signore...

Salvatore restava ancora lì, senza saper dove fosse, con una grande confusione nella testa. Era proprio lei, la Fanny, che gli aveva fatte quelle confidenze? Ed erano dirette proprio a lui, Salvatore? Tutto questo non era un romanzo?... Si guardava attorno: il giardino era oramai deserto e silenzioso; i lampioncini rossi pendenti dagli alberi, come tanti poponi, si andavano spegnendo. La rotonda era vuota; dietro le finestre del salone, vivamente illuminate, si vedevano passare delle ombre, al suono affievolito del pianoforte.

— Un romanzo! un vero romanzo! — pensava egli continuamente.

A un tratto si udì chiamare:

— Salvatore, ohè? — Era Raffaele, il cocchiere. — Volete restare all'aria aperta fino a domani?

— Vengo subito — rispose, cercando il suo strumento da un sedile all'altro.

— Che avete fatto di bello?