Poi veniva il rovescio della medaglia:
— Il nuovo principale piglia moglie, e avrà la testa a casa; le difficoltà dei primi tempi potranno scoraggirlo. Allora, se io mi faccio voler bene, potrò prendere il suo posto e troverò il salone avviato. Il principale non ha figli; potrebbe averne, ma prima che crescano ci sarà tempo perchè si ritiri dal mestiere. Se non si vuol ritirare potrebbe anche fallire...
— Mettiamo tre lire — disse per deciderlo Salvatore che contava di rifarsi coi guadagni del nuovo impianto. — Mi pare di far troppo!
Così la cosa si combinò. Quello di Nardo era un acquisto prezioso, ma non poteva bastare per gli affari che avrebbe avuto il nuovo salone; talchè Salvatore dovette pensare a un altro aiutante, e prese Andrea, il figliuolo di Pizzuto, il barbiere della Barriera, il quale veniva in città ad apprendere il mestiere. Veramente, non sapeva ancora tenere un rasoio in mano; ma alla sua scuola si sarebbe presto formato.
— Vogliono scannare la gente dallo strappa-denti! — diceva Saverio Conterino, guardando i lavori che si facevano nella bottega. — Avete inteso chi prendono per aiuto?
— Bisogna compatirlo — rispondeva Salvatore, con una scrollata di spalle. — È l'invidia che lo rode vivo.
Quando finalmente fu aperto il Salone di Venezia — Salvatore gli aveva messo questo nome per amore di Fanny — ci fu davvero da rodersi le dita, dall'invidia; perchè la bottega di Salvatore era una galanteria e straluccicava negli specchi, nei mobili, nelle dorature. Anche qui i passanti si fermavano, a guardare, ingombrando il marciapiede e impedendo che la gente entrasse od uscisse. Dentro, Salvatore, vestito a nuovo, faceva gli onori di casa agli amici, ai conoscenti, agli antichi frequentatori che venivano a congratularsi con lui; aprendo una dopo l'altra tutte le cassette e gli scaffali dove stavano disposti in bell'ordine le boccettine d'acque e d'essenze, le spazzole, gli spazzolini ed i pettini, le scatole di polvere profumata, i pacchetti di sapone, un'infinità d'involti azzurri, rosei e giallo-chiari; spiegando quanto era costato questo e quanto quello, e come non si fosse finito più presto per fare ogni cosa con garbo. Egli prodigava ringraziamenti e strette di mano, a destra e a manca, senza neanche riconoscere la gente che entrava, impacciato per l'abito nuovo ed il colletto troppo stretto.
Agostino godeva anche lui del trionfo, modestamente, facendosi da parte, evitando gli sguardi di Salvatore, ma non tanto da impedire che quando la folla se ne fu andata, l'amico gli venisse a buttar le braccia al collo.
— Questa è tutt'opera vostra! Senza di voi io non avrei mai saputo cavarmi d'impiccio....
— Andiamo, via! Voi non mi dovete nulla. Se vi ho dato qualche consiglio è stato per il bene che vi voglio. Ora bisognerà far buoni affari.