— Chi è questa stracciona? È lei che deve servirmi?

— Non ti piace? — rispose Salvatore — Il mese venturo ne prenderemo un'altra.

— E intanto cosa pretenderesti, che facessi la serva io?

— Ma che ti scappa di bocca!

E Salvatore perdette la caparra e la mesata, cercando subito un'altra persona di servizio che piacesse a sua moglie. Egli non voleva dare nessun dispiacere a Fanny; le stava sempre d'attorno, spiando i suoi desiderii, trascurando i proprii affari, lasciando il salone in mano ai giovani di bottega. La carezzava, la vezzeggiava come una bambina; non gli pareva vero di poterla chiamare sua moglie, di sentirsela vicino, per sempre.

— Chi l'avrebbe mai detto! Mi par di sognare.

La guardava andare e venire per la sua casa, pieno di meraviglia, come se non fosse una persona, ma una fata venuta a rallegrarlo e pronta a scappar via. La chiamava coi nomi più dolci, le prestava tutte le bellezze delle eroine dei suoi romanzi; voleva guadagnare una fortuna soltanto perchè lei ne disponesse.

Fanny metteva ogni sua cura a sfoggiare le galanterie e gli abiti che la marchesa le aveva regalati.

— Ti stanno così bene! — esclamava suo marito.

Ma lei non restava mai contenta.