— È il meno ch'io possa fare — diceva a sua moglie, giustificandosi — per disobbligarmi dei servigi che mi rende alla bottega.
Appunto Fanny, che era avvezza a veder gente, si sentiva opprimere nella solitudine.
— Venite a trovarci, la sera — insisteva Salvatore — quella povera figliuola non vede anima viva.
Con Agostino lei stava volentieri; era una vecchia conoscenza e la divertiva con le sue chiacchiere. Lui non mancava di portarle qualche cosa, delle confetture, dei pasticcini, per contraccambiare le cortesie di Salvatore.
— Ma io non posso permettere!... Se vi incomodate ancora, me n'offendo.
E facevano a chi obbligasse più l'altro.
Quando Agostino non potè venire, neanche la sera:
— Ora torniamo a casa — disse Fanny.
Anche a Salvatore pareva tempo. Per quanto onesti fossero i suoi commessi, e l'amico Agostino vigilante, la baracca non poteva andare a lungo a quel modo. L'occhio del padrone ingrassa il cavallo, si dice, ed egli lo vedeva con prova. Le pratiche che volevano esser servite da lui, a casa, si lamentavano della lunga assenza; il salone aveva bisogno d'esser corredato di tutto il necessario, continuamente, e per questo non c'era che lui.
Così vi ritornò, badando di nuovo agli affari, procurando di allargare la sua clientela con le sue belle maniere, rifornendosi di tutti quegli arnesi che il tempo aveva logorati, per mantenersi sempre nella bella fama che s'era acquistata. L'amico Agostino gli era sempre di grande aiuto, nel fargli i conti, nello scrivergli la corrispondenza con i fabbricanti dai quali ritraeva i suoi articoli, nel tenergli d'occhio la bottega quand'egli non poteva venirvi.