— S'aiutano l'uno coll'altro! — diceva Saverio Conterino al calzolaio che stava a fianco. — L'amico fa andare il salone e lo strappa-denti gli dà in cambio la moglie.

— Come avete detto? — esclamò quello.

— La sacrosanta verità. Quando lo strappa-denti sbatte saponata o lava teste, l'amico fa il comodo suo, con l'amica. È una cosa combinata da un pezzo...

— Come, come?

— Già, loro si conoscono da un pezzo, da quando erano in casa Roccasciano tutt'e due. All'amica le piaceva scherzare, ma scherzare soltanto, veh! chè voleva trovare un marito, lei. E poi, entrata in casa Motta, l'amica ci fece venire anche lui, per mezzo della marchesa che non le può negar niente, perchè è nelle sue mani. E adesso che lui le ha fatto trovar un marito — e così paziente! — vanno tutti d'amore e d'accordo.

Senza Agostino, veramente Salvatore si sarebbe sentito come perduto. A lui egli confidava i suoi piccoli dispiaceri, i suoi imbarazzi; a lui suggeriva di farlo rappattumar con la moglie, se si erano un po' bisticciati, per una cosa da nulla, e domandava consigli per l'affare del mutuo, giacchè era passato più d'un anno e ancora non aveva potuto metter niente da parte, malgrado s'ammazzasse a lavorare, senza un lamento, perchè sua moglie non mancasse di nulla e si potesse acchetare anche il debito.

— Non ve ne curate! — gli diceva l'amico Agostino, alzando le spalle.

— Come, non debbo curarmene? Se ho preso i denari, bisogna bene che li restituisca.

Egli studiava economie, non spendeva più niente per sè, tranne i soldi delle dispense illustrate; ma, invece di risparmiare, le entrate del salone non gli bastavano più.

— Caro Agostino — ricorreva all'amico — potete procurarmi un centinaio di lire?