V.

Quando lesse il bando dell'espropriazione, in fondo al salone, alla luce del gas dovuto accendere in quel tristo pomeriggio di novembre, Salvatore avrebbe avuto voglia di strapparsi i capelli, non soltanto per il danno, ma anche perchè aveva a malaugurio di lasciar la casa dov'erano morti i suoi, dov'egli stesso era cresciuto e contava di morire.

— Io che non volli venderla quando almeno potevo cavarne un utile, me la vedo ora toglier di mano per un pugno di soldi!

Agostino aveva anche lui il muso lungo, come se sentisse il peso di quella disgrazia, e non diceva nulla.

— Insomma, non è morto nessuno! — esclamò Fanny che s'annoiava a sentir piagnistei. — Case non ne manca, in città.

— È per l'affezione, capisci...

— Ed io qui mi son sentita opprimere, se lo vuoi sapere! — gli spiattellò lei chiaro e tondo.

Salvatore la strinse fra le braccia, amorosamente.

— Perchè non lo hai detto prima? Hai ragione, povera figliuola. Insomma, qui o altrove, non saremo sempre insieme?

E le cercò subito un'altra casa, in via Santo Spirito, a due passi dal salone, tutto contento di farle piacere e di trovarsela più vicina.