— Anche questa è riuscita — diceva Saverio Conterino. — L'amico gli ha fatto levar la casa, ed ha spartito coi creditori!
Ognuno sapeva ora la disgrazia di Salvatore, la sapeva perfino Nardo, il suo giovane di bottega; ma questi fingeva d'essere al buio e se in sua presenza il discorso cadeva su quell'argomento, cominciava a parlar d'altro. Egli pensava sempre all'avvenire, al salone che doveva aprire, quando la sorte lo aiutasse, e non gli pareva impossibile che un giorno o l'altro il principale si ritirasse dagli affari e gli lasciasse la sua clientela.
Salvatore era più che mai contento di lui e ne faceva grandi elogi.
— Non puoi credere che bravo ragazzo — diceva a sua moglie. — Giovani attivi e diligenti come lui non se ne trovano tutt'i giorni. Una vera perla.
Fanny voleva conoscerlo, ma Nardo aveva soggezione e paura. Con quell'imbroglio, chi sa come gli succedeva!... però non avrebbe voluto dispiacere al principale. Così una sera che Salvatore se lo trascinò dietro, non potè trovare nessuna scusa per rifiutarsi.
Fanny gli fece un'accoglienza delle più lusinghiere.
— Ho proprio piacere di avervi conosciuto. Salvatore non fa che parlarmi di voi e dei vostri meriti.
— Tutta bontà del principale!
Ogni volta che egli tornava in casa di Salvatore, gli facevano ogni sorta di complimenti; la signora, specialmente, non si occupava che di lui. Il guaio era quando ci si trovava l'amico Agostino; allora Nardo non osava parlare, Salvatore intavolava il discorso dei debiti, che la vendita della casa non era bastata a coprire, e la signora smaniava.
— Alla larga! — pensava Nardo. — Bisogna farsela da lontano!