— Dunque, dicevamo, qui... — L'ingegnere lo chiamava, e Agostino, scusandosi, s'allontanò.

Salvatore lo vedeva arrivare e partire, quasi tutti i giorni, spesso in carrozza; e una volta con la moglie, a braccetto, che se egli non avesse saputo ch'erano loro, non li avrebbe riconosciuti.

— Che cosa vuol dire aver quattrini! Ora non guarda più nessuno in faccia!

Un'altra volta passò Andrea, il figurino, l'antico giovane di bottega, che s'era fatto grande, e pareva sempre appuntato con gli spilli. Salvatore lo salutò, con la mano, ma quello tirò dritto.

— Anche lui ha messo superbia!

Lo Sciancato, che si spingeva di tanto in tanto fin lassù a strillare i fogli, tirandosi dietro la sua gamba, non aveva messo superbia, ed entrava nella bottega, per vendere una copia della Gazzetta.

— Eh! — diceva, girando un'occhiata per le pareti nude — mi rammento il bel tempo del salone grande!

Anche Nardo gli era rimasto affezionato, e veniva a trovarlo, dandogli ancora del «principale».

— Gli affari vanno bene?

— Grazie a Dio, non posso lamentarmi.