— Guardate qui, fino a mezzogiorno, la casa sottosopra! E voialtre scanzafatiche, che cosa fate? Perchè non date una mano a ravviare? E Milia, dov'è la Milia?...
Milia, come l'uragano s'addensava su lei, rispondeva male:
— Tutto questo baccano, per un letto disfatto!... Vi pare che la gente sia di ferro?...
— Oh, con chi parli, sgualdrina? Se non stai al tuo posto!...
La Milia pestava i piedi per terra, piangendo:
— Or ora... or ora voglio andarmene!... non ci voglio restare più un momento!...
— Zitta, non è niente!... — s'interponevano le ragazze, per timore che si scoprissero le loro magagne. — Mamma, non lo farà più!... e tu, domandale perdono!...
Ma la casa della signora Giacomina andava sempre più a soqquadro, malgrado lei ci spendesse un occhio, e comprasse continuamente nuova biancheria, e rifacesse i mobili, e pretendesse la più gran nettezza, per figurare, all'occorrenza. Le ragazze non si davano nessun pensiero delle faccende domestiche, e sotto le vesti all'ultima moda e gli stivalini dai tacchi alti, portavano camicie ricamate a furia di sdruci, e calze bucate e spaiate.
— Sciagurate! Senza pensieri! Come vi fidate di campare così! Chi vuol essere tanto pazzo da pigliarvi così sciagurate! — gridava la signora Giacomina, che non poteva soffrire quel malverso, e avrebbe voluto veder la sua casa come quella d'un signore.
Per questo s'era anche messo in capo di far la visita alla baronessa Scilò, che era venuta a stare al piano nobile, dalla scala grande; ma quando mandava l'ambasciata, per sapere se la baronessa riceveva, quella faceva rispondere un po' che non era in casa, un po' che stava male.