Poi, quando il giuoco era durato un pezzo, sbatteva loro in faccia l'affisso e se ne andava contenta a spazzar le stanze o a tagliar cipolle.

La signora Giacomina andava a pigliarsela con suo marito, ma don Felice non voleva rotta la testa e per questo le lasciava ogni libertà di fare quel che più le piaceva.

— Mettetevi in capo che io voglio stare in pace e non cerco gatte a pelare.

L'altro martedì, quando la fune piena di biancheria s'incerchiava per aria sotto il peso delle lenzuola, delle camicie, delle mutande ancora gocciolanti, Totò prese un coltello e mentre nessuno gli badava la tagliò. Voleste vedere allora tutta quella resta di panni spenzolare fin giù al primo piano, attaccandosi e insudiciandosi alle inferriate!

Quando Rosa s'accorse di quella rovina e vide il suo lavoro sciupato, non seppe più tenersi, e cominciò a sfilare la litania delle contumelie, con la sua voce acuta e stridente che faceva affacciare tutto il vicinato, come se stessero ammazzando qualcuno. E appena scorse la signora Giacomina dietro la finestra, si mise a gridare:

— Insegnategli l'educazione, ai vostri figli; che se non la sapete ve l'insegno io!

— Con chi parli, sguaiata? — rispose la signora Giacomina, venendo fuori sulla terrazzina. — Se non vuoi star zitta ti lascio correre questo vaso in testa!

— Parlo con voi, signora marchesa! e non ho paura nè di voi nè del vostro Dio! e un'altra volta che vostro figlio mi farà qualche scherzetto, lo accompagno a sculacciate!

— Faccia velenosa, provati a guardare il ragazzo soltanto di traverso e l'avrai da far con me! Aspetta, aspetta che chiamo suo padre...

— È troppo lontano! Fuori di casa dovreste andare!...