E nel cortile scoppiavano a ridere, perchè infatti si sapeva che Totò era figlio del marchese Motta.

Rosa era diventata così intrattabile dopo che Paolino aveva lasciato il tappezziere, e di matrimonio non se ne parlava più.

— Ti contenti di me? — le chiedeva maestro Titta, guardandola di sotto gli occhiali. — Parola d'onore che se tu mi vuoi, io per me ti sposo!

— Andate là, pulcinella! — rispondeva lei, mostrandogli il pugno.

— Voglio dire che mi sei simpatica, purchè non letichi e non strilli. Allora mi sembri la scimmia della Villa, tal'e quale.

Rosa alzava le grida:

— Se sembro la scimmia della Villa, voi voltatevi dall'altra parte. V'ho forse pregato di portarmi qualche ambasciata?

— Al solito, prendi subito fuoco? Che t'ho detto di male? di non farti una cattiva fama, di lasciare in pace il vicinato!

— Il vicinato! il vicinato! Quando si affittano le case a certa gente che so io!..

— Che sai? Don Felice?... Un galantomone! La signora Giacomina? Un cuor d'oro! Le ragazze cercano marito, come tant'altre di mia conoscenza; il piccolino va messo in collegio. Che c'è da ridere?..