— Lei è ostinata; ma farò tanto che finalmente si persuaderà. Non è vero, Angiolina?...
E si stringeva addosso alla ragazza, le passava un braccio dietro la vita; ma la signora Giacomina si faceva brutta:
— Dico, baronello!...
Appena lei andava fuori, quelli facevano il comodo loro. Dalla terrazzina, dietro le finestre, Rosa li vedeva starsene a fianco, toccandosi, fiutandosi, fingendo di bisticciarsi, di contendersi qualche cosa, inseguendosi, dandosi spintoni, per suggellar la pace con un bacio.
In mezzo alle ragazze che facevano un così buon odore, Alberto De Franchi si sentiva rimescolare il sangue e avvampare le guance. Egli invidiava il baronello che si divertiva in compagnia di Angiolina, mentre la sua fidanzata restava lì, seria, impalata.
— Tu che cos'hai? T'è morto forse qualcuno?
Antonietta era riservatissima, non gli permetteva nessuna libertà, non veniva fuori se non aveva messo a posto l'ultimo spillo e non s'era guardata dieci volte allo specchio, con una paura matta che anche quel matrimonio sfumasse. Invece l'Angiolina si mostrava al baronello discinta, con le braccia nude, i capelli scomposti. Lui diventava di bragia, lei gli tirava la lingua; poi s'inseguivano e sparivano.
— Questo è un matrimonio che non c'è bisogno del sindaco! — diceva Rosa, vedendo tutte quelle sconvenienze.
— A lui sì, perchè è barone?... — ripeteva continuamente Alberto De Franchi ad Antonietta, brancicandola, spingendola, riducendola in un angolo, alitandole sul viso.
— Lasciami, sta fermo...