— A quello... perchè è barone?... — ripeteva Alberto, ansante, senza veder più dagli occhi.

— No! No!... per ora no!...

Trovandoli con tanto di muso, la signora Giacomina esclamava, allegramente:

— Che v'è pigliato? Non siate insulsi, fate la pace!

Lei era sodisfattissima delle cose sue: il matrimonio di Antonietta non le pareva disprezzabile, ma quello di Angiolina era la sua fortuna: baronessa Scilò, non c'è che dire! La sua casa andava avanti, come voleva lei; il rettore s'era persuaso a tenere ancora Totò, e il suo unico pensiero si riduceva ora quello di don Felice, pel quale il marchese dava buone speranze.

— Ma tu svegliati, metti insieme i tuoi titoli, presenta la domanda! Aspetti forse che i fichi ti caschino in bocca?

Era lo stesso che dire al muro. Don Felice voleva far denari, per la sua Vincenzina, ma non perdere la libertà in un ufficio. E sua moglie che gli era sempre attorno a rompergli la testa:

— Sciagurato!... Come puoi campare senza far nulla?... L'hai scritta la domanda?

— Non ho avuto tempo...

— E il tempo lo compri, tu?... Dove sono i titoli?