Alberto contava d'impiegare i suoi risparmii e lo lasciava fare, occupato com'era al suo ufficio e ad andar dietro ad Antonietta che lo faceva disperare. Quando don Felice gli ebbe carpito duemila lire, per la grande spedizione, non si fece più vedere, e in tutto il cortile non si parlò d'altro.
— È scappato con la vedova del tintore!
— Gli pesano poco, quelle messe fuori fin'oggi?
— Chi si contenta gode!
Risaputa la notizia, Alberto scese a precipizio, traversò in furia il cortile, e piombò in casa della fidanzata, cogli occhi sanguinosi.
— Il ladro... dov'è il ladro?... dove si è cacciato?... — andava gridando, furibondo.
La signora Giacomina era fuori, pei suoi affari; Angiolina ricamava alla finestra e lo guardò, senza muoversi.
— Dunque è vero? M'ha portato via il mio sudore?... quel ladro, quel brigante?... Maledetto il giorno che ho posto piede in questa casa porca!...
Antonietta, pallida come un cencio lavato, con la testa smarrita all'idea del matrimonio che andava a monte, era accorsa tentando di pigliarlo per un braccio:
— Alberto!... Sono qua io, Alberto!...