E come il marchese e qualche altro erano dalla sua, e la principessa non domandava se non di farsi pregare, combinavano la partita, si chiudevano in uno stanzino, non si trovavano più.
— La principessa? Dov'è la principessa?
— A confessarsi con padre Agatino! — diceva ad alta voce la de Fiorio, ridendo sgangheratamente.
— Che sguaiata! Ci si vede ancora la tabaccaia! — osservava una delle Valdieri.
Ma il barone de Fiorio andava dietro alla moglie, come un cagnolino, e si guardava attorno, tutto stupito, quando la società rideva alle sconvenienze di lei.
Padre Agatino, il quale non si curava di tutta quella gente e pensava ad accaparrare compagni pel giuoco, andava a trovare il vicario, i canonici, tutti i preti del paese, e li invitava a Villa Oriente. La principessa li accoglieva graziosamente, offriva loro il cioccolatte, prometteva di ricamare una tovaglia per l'altare e di far fondere una campana per la chiesa di San Placido; poi si andava a sedere intorno al tavolo verde.
— Tutti i salmi finiscono in gloria! — diceva il barone D'Errando alla società raccolta nel salotto, intanto che la padrona di casa non si vedeva.
— Grazioso! Ben detto! — rispondeva la Giordano che gli aveva messo gli occhi addosso per Antonietta, e lo adulava, lo trovava spiritoso.
Riuniti in molti, parte ospiti della principessa, parte convenuti dalle vicine villeggiature, ai giovani veniva voglia di ballare, e intanto che una delle Valdieri tempestava sul pianoforte, la principessa continuava a giuocar grosso, chiusa nello stanzino con padre Agatino e i compagni.
— Balla con D'Errando! — ingiungeva in un orecchio alla figliuola la Giordano.