— Se non m'invita!

Ma la signora Giacomina se la prendeva col tenente Costanzo, non rispondeva ai suoi saluti, gli voltava le spalle, per fargli intendere che Antonietta non era pane pei suoi denti. Le sue figliuole dovevano maritarsi con dei titolati o dei nobili: per questo lei chiudeva un occhio se il marchesino Bellia scherzava con Angiolina, se il baronello Pace le parlava piano in un angolo, se ballava sempre con lei.

Dopo una di quelle serate, la principessa si levava tardi, con la testa addolorata, la lingua amara, una sfinitezza in tutta la persona. Un giorno, inaspettata, arrivò donna Cecilia Morlieri.

— Cecilia! Come sei buona d'esser venuta! — e la principessa fece uno sforzo per alzarsi dalla poltrona.

— Che cos'hai?... Ti senti male?

— Molto... la testa!...

— Ma come vuoi star bene, chiusa in questa scatola!

Donna Cecilia apriva le imposte, spalancava le persiane, faceva irrompere l'aria e la luce, trascinava l'amica in giardino. Esse percorrevano di su e di giù i viali, lentamente, parlando a voce bassa; la principessa si appoggiava al braccio della compagna; a un tratto si fermò, protestando:

— Ma che giuocare!... Così, un poco, per isvago!... Questo non si chiama giuocare!...

— Ed hai perduto?