I visitatori stringevano subito una grande intimità, fumavano sdraiati come a casa propria, facevano la corte alle ragazze, le spingevano discretamente negli angoli bui. Il baronello non aveva ancora potuto strappare il consenso a sua madre, e Alberto De Franchi diceva ora di non potersi accasare se non prima ottenuta la promozione; ma un giorno o l'altro i matrimonii si sarebbero fatti.
— La settimana che non c'è sabato! — diceva Rosa a maestro Titta, mentre gli si raccomandava di procurarle un posto, perchè i suoi padroni partivano.
— Come, la settimana che non c'è sabato? — domandò maestro Titta, che voleva farla parlare.
— Fingete di non capirmi, voi! Come se non si sapesse che sono tutti bell'e maritati, senza andare al Municipio!
Maestro Titta si mise a ridere, finamente.
— Storie! È il dispiacere di restar senza padrone che ti fa parlare.
— Voi dovete sapere, maestro come vi chiamate — rispose Rosa alzando le voci — che un posto a me non può mancare, e impiega-serve non ci siete voi solo!
— Eh, non pigliar fuoco! Vedi quanto sei sconoscente? Io ho giusto conservato un posto per te.
— E dove?
— Qui, nello stesso palazzo, per non allontanarti dall'amico... La signora Giacobina piglia un'altra serva...